(ASI) Seul- Un'apertura al dialogo, anche se in divisa militare. Queste sono le speranze dei collaboratori di Moon Jae-In, il presidente sud coreano eletto a maggio. Politicamente schierato con i moderati, Jae-In ha offerto alla Corea del Nord la possibilità di incontrarsi per chiarire le posizioni delle due Coree. Il luogo designato sarebbe il villaggio di Panmunjom, situato lungo il 38esimo parallelo, lo stesso che vide la guerra fra i due paesi e sancì la divisione della Corea nel 1953.


Da mesi Pyongyang sviluppa il suo armamento nucleare voluto dal presidente Kim Jong-Un. Nelle ultime settimane la tensione fra i Paesi è salita a causa di test missilistici intercontinentali che si sono affiancati alle consuete sperimentazioni missilistiche e alle esplosioni atomiche sotterranee.
L'auspicio di Seul è accolto anche dagli Stati Uniti, obiettivo prediletto di una propaganda bellica che lancia continue minacce mediatiche. Ma il presidente Donald Trump fa a volte fatica a mantenere la stessa linea di Moon Jae-In, nel condurre un lavoro diplomatico con chi preferisce alzare i toni invece di allentare le tensioni. La Cina è all'opera per ricucire la frattura politica, ma a Pechino il leader Xi Jinping è molto preoccupato e confida unicamente nell'apertura di Seul.
Oltre l'incontro che dovrebbe avvenire fra le delegazioni militari (non gli ambasciatori), che rende l'idea sul clima di sospetto che aleggia fra le due Coree, la Croce Rossa sudcoreana, forte del via libera di Jae-In, vorrebbe affrontare il prossimo primo agosto un vecchio problema: il ricongiungimento delle famiglie separate dalla fine della guerra nel 1953. Una generazione e mezzo di parenti e conoscenti che ancora non hanno il diritto di vedersi attraversando il confine.
Seul, Washington e Pechino devono però aggirare un altro ostacolo: la volontà di Kim Jong-Un.
Il presidente nordcoreano e i suoi collaboratori non hanno ancora risposto agli inviti di Jae-In, nonostante il suo approccio sia completamente diverso dal suo predecessore Park Geun-Hye, una politica che aveva nel corso della sua presidenza rifuggito ogni forma di dialogo. La Sud Corea può ancora pazientare, ma i suoi alleati potrebbero non essere dello stesso avviso. Soprattutto Trump, di fronte a nuovi test missilistici di Pyongyang nell'Oceano Pacifico.


Lorenzo Nicolao - Agenzia Stampa Italia

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