(ASI) Primi ma senza maggioranza. La prima ministra Theresa May e i conservatori volevano uscire da queste elezioni rafforzati per negoziare la Brexit con i leader europei. Il mandato politico sarà invece ancora più incerto, di fronte a un'Europa che non è disposta a concedere nulla. Il leader del partito laburista Jeremy Corbyn, secondo i primi exit poll, avrebbe conquistato 266 seggi rispetto ai 314 dei Tories.                                                                             Il Bernie Sanders o Jean-Luc Mélenchon del Regno Unito sarebbe riuscito a rosicchiare voti a una maggioranza che si prefigurava schiacciante solo sei settimane fa. La sterlina sui mercati ha subito reagito con la proiezione di un -1,72 per cento.

Il Paese rimane diviso a metà, ma i negoziati sulla Brexit, che ora potrebbero anche slittare, non sono l'unico tema che ha interessato gli elettori inglesi. In un quadro di instabilità politica in tutta Europa, a cui si aggiunge ora anche il Regno Unito, i cittadini hanno votato secondo le principali emergenze di Downing Street. La sicurezza, dopo gli attentati al London Bridge e al Borough Market di Londra, è diventata uno dei capitoli più scottanti. Il Paese insanguinato è ancora incerto su quale strategia seguire. Le espulsioni all'italiana oppure le limitazioni ai diritti e alla circolazione alla francese? A questo si lega l'altro tema scottante, l'immigrazione, in uno Stato che non è soggetto all'emergenza di Italia e Grecia, ma che è da sempre meta di stranieri per soggiornare, studiare e lavorare. Infine la sanità e le tasse, battaglia dei laburisti che accusano i tories di aver tagliato anche le spese sulla sicurezza, come fosse una delle circostanze che ha favorito gli ultimi attentati, tre in tre mesi.

Il Regno Unito avrebbe così perso la sua tradizionale stabilità politica, proprio in un periodo in cui è richiesto il più forte governo possibile. Per i Tories essere primi in parlamento conta poco se il prossimo futuro è rappresentato da un parlamento appeso. Jill Morris, ambasciatrice del Regno Unito in Italia, ha parlato di «errore clamoroso di Theresa May, che non può essere attutito da alcun alibi». In fondo è stata proprio lei a convocare queste elezioni, invece di aspettare altri due anni. Una sconfitta politica che potrebbe ripercuotersi anche sulla sua leadership nel partito conservatore.

Ci sono altri elementi di difficoltà: i lib-dem con i loro 14 seggi, secondo le proiezioni, hanno fatto sapere che non saranno disposti ad accettare alcuna coalizione di governo. In Scozia invece, dove i Tories speravano di ottenere qualche seggio in più, l'espressione «hard Brexit» usata da May ha influito in negativo e i filoeuropei oltre il Vallo di Adriano hanno risposto con un voto a favore dei Labour. Al partito nazionale scozzese andrebbero 34 seggi.
Sempre secondo i primi exit poll, lo Ukip, il partito indipendentista, non ne avrebbe invece conquistato nessuno.

Lorenzo Nicolao - Agenzia Stampa Italia

 

   

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