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Politica Estera

Appello di Papa Francesco ai leader religiosi contro il terrorismo

Di Ilaria Delicati 10 Gennaio 2017 – 00:00 2 min di lettura

papanoterrorismo(ASI) Città del Vaticano – In occasione dell’udienza con il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Papa Francesco ha lanciato un accorato appello alle autorità religiose del mondo intero “perché siano unite nel ribadire con forza che non si può mai uccidere nel nome di Dio”.
Secondo il vescovo di Roma, sotto le spoglie di un fondamentalismo religioso, si nasconde la volontà di dominio e di potere, che nulla a che fare con la religione. Il terrorismo fondamentalista, a parere del Papa, non è il frutto di sincero spirito religioso, ma la conseguenza di una profonda miseria spirituale, accompagnata, spesso, da una povertà materiale, che impedisce la retta formazione degli individui.

Papa Bergoglio ha ribadito una sua convinzione profonda, quella che questo fenomeno potrà essere sconfitto solamente con il contributo comune di tutti i leader religiosi e politici. Indispensabile, quindi, sia la trasmissione di valori universali che non pongano in contrasto il timore di Dio con l’amore verso il prossimo, sia l’educazione dei cittadini al rispetto della libertà religiosa, quale valore fondante e costruttivo di ogni società umana. I politici possono formare le coscienze e condurle alla consapevolezza che non è impossibile essere onesti cittadini e credenti nella propria religione. Sempre a chi governa, spetterebbe il compito di prevenire e bloccare quelle premesse e quelle condizioni che portano, inevitabilmente, alla nascita dei fondamentalismi. Per fare ciò, papa Francesco, indica la strada senza timore: combattere la povertà ed aiutare la formazione e la valorizzazione della famiglia, come “luogo privilegiato della maturazione umana”.

Il Papa ha elogiato, proprio a questo fine, l’iniziativa del Consiglio d’Europa sulla dimensione religiosa del dialogo interreligioso, che ha voluto approfondire il ruolo dell’educazione nella prevenzione delle radicalizzazioni che conducono al terrorismo ed all’estremismo violento.

Il Santo Padre ha auspicato che i governanti non intendano la pace come un quieto vivere, ma come un organismo che non smette mai di crescere e che ha continuamente bisogno di crescere e di essere coltivato ed accudito, in quanto essendo una virtù attiva, è in perenne movimento.

Ma per edificare la pace, è necessario compiere anche un passo in più, fino a perdonare. Il Papa ha poi ringraziato quei governi che, in accoglimento delle sue richieste, hanno compiuto un gesto di clemenza nei confronti dei detenuti. Giustizia e pace vanni di pari passo, ed è impossibile ipotizzare la pace senza giustizia e viceversa. Ricordando le parole di papa Giovanni Paolo II, Bergoglio sottolinea come il perdono sia in grado di risanare qualunque ferita, a qualunque profondità. Un terrorista non ucciderebbe se si sentisse perdonato o se, ancora meglio, perdonasse le persone che, secondo lui, meritano la morte.

Ilaria Delicati – Agenzia Stampa Italia

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