(ASI) Poteva essere la fine per Donald Trump. Invece il Tycoon è riuscito a trarsi fuori da una situazione che lo vedeva nettamente sfavorito e a ricompattare la sua base dopo il tracollo seguito alle dichiarazioni personali rubate risalenti al 2005. Da parte sua Hillary, sfruttando proprio lo scandalo delle dichiarazioni sessiste, e incentrando su queste e sulla questione delle tasse non pagate da Trump, ha tentato il tutto per tutto per distruggere umanamente il suo rivale. Nel complesso, al secondo round televisivo andato in scena la scorsa serata, pochi sono stati i temi dei programmi elettorali realmente trattati a margine della tentata distruzione di Donald Trump.


Incipit al dibattito
Donald Trump si è presentato al dibattito con il pesante fardello delle dichiarazioni “sessiste”. Risalenti al 2005, erano state registrate all’insaputa dello stesso Trump. In tale registrazione il Tycoon affermava, a margine di una discussione goliardica in uno spogliatoio, che le donne andrebbero “afferrate per i genitali”. Il commento, estrapolato dal contesto, e isolato dal resto della traccia audio, aveva fatto il giro d’America determinando una fuga in massa dal partito repubblicano. Molti infatti sono stati i supporter di Trump, come il senatore McCain e Condoliza Rice, che gli hanno voltato le spalle non appena gli organi d’informazione liberali, con la regia del partito democratico, avevano iniziato la martellante campagna contro la figura umana di Donald Trump sfruttando il tema del presunto sessismo. Ciò aveva determinato il crollo del magnate newyorkese nei sondaggi e la netta percezione, avvalorato pressoché unanimemente da tutti gli organi d’informazione, che il dibattito di ieri sera avrebbe segnato la fine del Tycoon e della campagna repubblicana. Tale esito apparentemente scontato, oltre ovviamente ad essere l’obbiettivo degli avversari politici democratici, aveva anche risvegliato le opposizioni interne repubblicane che non avevano mai accettato di buon grado la figura di Trump come candidato alle presidenziali.
Hillary colpisce, Trump resiste
Come era ampiamente prevedibile i toni esasperati delle scorse settimane hanno lasciato il segno sui due rivali. Entrati in studio, Hillary e Trump non si scambiati la tradizionale stretta di mano. La prima a prendere la parola è stata Hillary Clinton che si è subito scagliata all’attacco di Trump con il cavallo di battaglia che tutti si aspettavano: le dichiarazioni “sessiste” di Donald Trump. Dopo più di mezz’ora d’insulti reciproci e sdegnose prese di posizioni femministe della Clinton quest’ultima ha concluso con un ringraziamento al sistema giudiziario americano per “non essere nelle mani di uomini come Donald Trump”. A questo punto però il Tycoon, che nella mezz’ora precedente poco aveva potuto fare, ha colto la palla al balzo affermando - “Si tratta di una fortuna per te perché la prima cosa che farò da presidente sarà nominare un procuratore che indaghi sulle mail distrutte e sui tuoi legami con l’alta finanza”. Sentendo tirare in ballo quello che resta a tutti gli effetti il tallone d’Achille della Clinton, ossia i poco chiari rapporti tra quest’ultima e la finanza speculativa che determinò a suo tempo la crisi economica mondiale, l’ex First Lady ha risposto a Trump accusandolo di aver evaso il fisco statunitense. La risposta di Trump è stata – “Ho sfruttato detrazioni inventate e sfruttate anche dai tuoi stessi finanziatori. Per questo tu non hai mai riformato il fisco: per poter fare un favore ai tuoi amici ricchi dell’alta finanza”. A questo punto Hillary ha tentato di riportare il dibattito sul tema del sessismo, ma Trump, per evitare di farsi mettere nuovamente in trappola, ha ricordato alla Clinton la sua attiva opera nel “superamento” degli scandali sessuali del marito Bill che sovente avevano visto la Segretaria di Stato agire contro le presunte donne implicate e gli organi d’informazione che davano risalto alle torbide vicende.


Il Tycoon contro il suo vice
Dopo circa 45 minuti di dibattito che hanno sostanzialmente visto un netto stallo tra Hillary e Trump, senza segnare invece l’annunciata caduta di quest’ultimo, i due candidati si sono concentrati sui temi dei rispettivi programmi elettorali. In questo senso poche le novità fin quando non si è giunti a parlare della situazione in Siria. Nel corso della scorsa settimana un dibattito di “contorno” tra i vice dei due rispettivi candidati aveva fatto da introduzione allo scontro di ieri sera tra Hillary e Trump. Nel corso del faccia a faccia tra i vice, il candidato alla vice presidenza repubblicano, senatore Pence, aveva sostenuto una posizione di netta opposizione a Russia ed Iran in Siria affermando che Mosca potrebbe “sentire il peso della forza americana”. La posizione del candidato vice presidente repubblicano, peraltro perfettamente allineata a quella della sua controparte democratica e di Hillary Clinton, non è piaciuta a Donald Trump. Il Tycoon ha infatti smentito il suo vice affermando –“Io e Pence non ci siamo consultati, ma non sono comunque d’accordo con lui. Assad, la Russia e l’Iran sono gli unici che davvero stanno combattendo l’Isis in questo momento”. Alla fine Trump ha chiuso il dibattito ricapitolando le accuse mosse da Hillary nei suoi confronti e concludendo - “Ha il cuore pieno d’odio”. Dal canto suo l’ex First Lady ha commentato –“Sta cercando di sviare l’attenzione da una campagna elettorale che ti sta esplodendo tra le mani”.


Alexandru Rares Cenusa – Agenzia Stampa Italia

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