(ASI) – Tutto i ribaltato in Wisconsin. Ancora una volta l’imprevedibile stagione delle primarie 2016 ha visto sconfessare i pronostici iniziali che davano vincenti i due favoriti: Donald Trump e Hillary Clinton. Nel rurale Wisconsin, dove si è registrata un affluenza alle urne senza precedenti, hanno trionfato di misura gli inseguitori Ted Cruz e Bernie Sanders. Per il senatore repubblicano governatore del Texas si è trattato di un trionfo importante.

Avendo staccato nettamente Trump con il 49% (il magnate newyorkese si è fermato al 35%), l’ultra conservatore evangelico Ted Cruz ha potuto far valere la sua candidatura a campione della causa “anti-Trump” nel partito repubblicano. “Questa è una svolta vera” – ha commentato Cruz che si è subito affrettato a dichiarare che certamente trionferà anche nelle prossime cruciali tornate elettorali del North Dakota, e soprattutto a New York, dove ha promesso di sconfiggere Donald Trump in casa sua. Ancora una volta il governatore del Texas, fino ad un anno fa il politico repubblicano più “inviso” ai suoi stessi compagni di partito per le sue posizioni estremiste, ha chiesto l’investitura ufficiale a candidato anti-Trump in difesa dell’ortodossia e della leadership repubblicane. Il partito repubblicano si è però ancora una volta mostrato scettico confermando che nella politica Usa difficilmente si “scordano” i dissapori. Al contrario la leadership del Grand Old Party, ed i suoi finanziatori, vedrebbero molto più favorevolmente un gioco politico interno per far confluire i voti di tutti i candidati su un unico nome scelto dal partito alla prossima convention repubblicana. In tal senso si fanno sempre più insistenti le voci che indicherebbero Mitt Romney e Paul Ryan come i più accreditati a ricevere la “divina unzione” da parte della leadership repubblicana. Tale mossa decisa a tavolino rischia però di rivelarsi un vero e proprio boomerang per il partito. Nel corso delle primarie più partecipate di tutti i tempi, imporre un candidato esterno rischia di diventare politicamente una vera e propria “pietra tombale” per almeno un decennio, discreditando irrimediabilmente l’immagine di organo rappresentativo della volontà popolare che il partito dovrebbe rappresentare. Cruz pare aver compreso che il partito sia ormai nella posizione di dover scegliere tra l’umiliazione di dovergli tributare lo spazio e l’appoggio da sempre richiesto dall’ultra conservatore evangelico; e la concreta possibilità di un tracollo politico pur di evitare l’umiliazione di vivere, o peggio, di vincere, con dei candidati non graditi all’establishment e ai finanziatori. Il governatore del Texas ha dunque deciso di mostrare al partito di poter andare oltre il ruolo di “triste integralista” che ormai ricopre da tempo e in Wisconsin ha dato prova di aver saputo anche imparare tanto dai propri errori, quanto dagli avversari. Per le primarie del Wisconsin Cruz ha infatti giocato di largo anticipo predisponendo una macchina propagandistica di rara efficienza che ha consentito al governatore del Texas di privare Trump di qualsiasi spazio nelle trasmissioni radiofoniche, e di ridurre grandemente la sua presenza su tutti gli altri media. Nel contempo la macchina elettorale di Cruz ha dato prova di aver appreso la lezione sui benefici del trasformismo politico sulla scia di quanto fatto da Hillary Clinton ormai più di un mese fa. Così come allora la Clinton comprese la “necessità” di uno spostamento a “sinistra” per poter far presa nell’elettorato di Bernie Sanders, così ora Ted Cruz ha compreso la necessità di una trasformazione in senso laico. Abbandonate le citazioni della Bibbia, i continui richiami al furore divino e all’uccisione dei mussulmani con “proiettili intrisi nel sangue di maiale”, Cruz è passato alle citazioni del compianto presidente John Kennedy e del primo ministro britannico Winston Churcill. Questo trasformismo laico si è riflesso anche sui volontari che hanno fatto campagna per Cruz non più all’insegna delle divisioni sociali e religiose, ma all’insegna di un inedito richiamo alla “speranza” e all’unità di cui il governatore del Texas ambisce ormai a diventarne l’incarnazione. Un ulteriore inaspettato assist alla scaltra operazione trasformista di Cruz è giunto dallo stesso Donald Trump. Quest’ultimo, dopo una campagna elettorale frustrata dalla totale mancanza di spazio di manovra propagandistica lasciatagli dalla macchina elettorale di Cruz, e continuamente attaccato per il passato “chiacchierato” dell’attuale moglie ed ex-modella, ha infine ceduto al nervosismo. Appena dopo la conferma del risultato del Wisconsin, il magnate newyorkese, ha deciso di non arringare alla folla come al solito, preferendo un furente comunicato stampa nel quale Trump ha dichiarato –“Cruz il bugiardo è peggio di un fantoccio. Egli è il cavallo di Troia che usano i boss del partito per cercare di rubarmi la nomination”. L’effetto di questo comunicato ha ulteriormente galvanizzato Cruz il quale è stato per la prima volta accreditato da un sondaggio di Reuters di aver superato Trump con il 39% di preferenze tra gli elettori repubblicani contro il 37% di Trump.
Se dunque in casa repubblicana si sta assistendo ad una vera e propria crisi di coscienza politica, in casa democratica lo scricchiolio della debole candidatura di Hillary Clinton si sta facendo ogni giorno più forte. Ancora una volta il “socialista” governatore del Vermont, Bernie Sanders, ha sconfitto l’ultra favorita ex segretaria di stato. Con il 56% dei voti, contro il 44% di Hillary, Sanders ha riportato a casa una vittoria netta e con ampio margine, dimostrando ancora una volta la scarsa credibilità della Clinton presso l’elettorato non “indottrinato” da dogmi come lo scontro razziale, le politiche buoniste e le generiche promesse di equità ed investimenti sociali. Al contrario in Wisconsin è stata crisi nera per la ex First Lady che ha visto crollare su percentuali vicine allo zero il gradimento tra i giovani, i ceti operai bianchi e della piccola impresa, peraltro tra i più penalizzati dalla crisi economica e dalle politiche del governo Obama. Il grave smacco subito hanno indotto la Clinton e la propria macchina elettorale a non commentare il risultato del Wisconsin, chiudendosi nel silenzio stampa. Al contrario Sanders ha ribadito ancora una volta di avere possibilità di vittoria per la nomination democratica, ed è tornato ad attaccare Hillary sottolineando come dietro l’immagine filantropica offerta costruita dalla Clinton, quest’ultima continui ad avere rapporti inquietanti con l’alta finanza bancaria e speculativa che si oppongono a qualsiasi regolamentazione del mercato finanziario e a leggi che limitino i divari economici tra le classi sociali. Ciò nonostante Sanders ha offerto un inaspettato “salvagente” politico alla Clinton cadendo vittima di una gaffe che ora rischia di fornire all’avversaria una valida argomentazione per incrinarne l’immagine di uomo del popolo. Nel corso di un intervista rilasciata poco dopo la vittoria in Wisconsin, il governatore del Vermont avrebbe affermato di prendere la metropolitana a New York. Alla domanda “come fa?” Sanders, ha risposto “acquistando un gettone”. Nulla di strano se non fosse che la metropolitana newyorkese ha abolito il sistema dei gettoni da ormai 12 anni. La macchina elettorale di Hillary, non si è lasciata sfuggire l’occasione è ha immediatamente dato inizio ad una campagna diffamatoria nei confronti di Sanders accusandolo senza mezzi termini di essere “un bugiardo e un finto uomo del popolo”. Il rischio per Sanders è adesso la concreta possibilità di perdere il proprio mordente sugli indecisi, ingrossando le fila dell’astensionismo in favore di Hillary Clinton.


Alexandru Rares Cenusa – Agenzia Stampa Italia

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