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(ASI) A Londra, dopo la svolta del comando militare Nato, si parla di soluzioni politiche e di dopo Gheddafi. 'Dovere istituzionale - ha detto il Ministro Frattini che partecipa alla riunione del Gruppo di Contatto - e' trovare una soluzione condivisa; il mezzo e' la protezione dei civili, il fine e' la nuova Libia''.

 

Per la prima riunione del Gruppo di Contatto per la Libia incaricato di trasmettere il messaggio che la comunità internazionale - non solo gli occidentali - è unita dietro l'intervento, ma anche per ''pilotare politicamente'' l'operazione, si sono dati appuntamento una quarantina di ministri degli esteri tra cui molti europei, gli Stati Uniti, gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar che partecipano alle operazioni militari della coalizione, ma anche Giordania, Tunisia, Egitto, Marocco e Libano, accanto alla Turchia, al rappresentante della Santa Sede e a cinque organizzazioni internazionali: l'Onu con il Segretario Generale Ban Ki-moon, Nato, Ue, Lega Araba e Unione Africana.

L'Italia, che partecipa a pieno titolo alla missione dettata dalla Risoluzione dell'Onu, nella riunione londinese vuole contribuire ad una ''soluzione condivisa'' per costruire una ''road-map'' politica.

Un percorso che passi per il ''cessate il fuoco'' ed un confronto inclusivo della comunita' libica che porti ad una Libia ''democratica, sovrana e unita''.

Alla vigilia della sua partecipazione alla riunione del Gruppo di Contratto il Ministro Frattini, in un lungo e cordiale colloquio telefonico con il Segretario del Consiglio Nazionale Libico, Mustafa Abdul Jalil, ha confermato 'il pieno sostegno dell'Italia alle attività svolte dall'opposizione libica impegnata nella costruzione di una ''nuova Libia democratica e unita''.

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