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Politica Estera

Il dramma della popolazione romena della Repubblica di Moldavia (Bessarabia)

Di Redazione ASI 29 Marzo 2011 – 13:44 2 min di lettura
(ASI) L'associazione culturale romena Noua Dreapta ha organizzato recentemente a Perugia un convegno dedicato a il 93° anniversario dell'Unione della Bessarabia con la Romania (27 marzo 1918). Unione che rappresentava il primo passo verso la creazione della Grande Romania. Il convegno intitolato “Bessarabia Terra Romena” è stato strutturato in tre parti:
1) Evoluzione storica della Bessarabia (1812-1991) 
2) La chiesa e lo spirito romeno in Bessarabia  
3) L'identità romena attraverso la lingua

Per primo ha preso la parola il presidente dell'associazione Remus Tanasa, poi è stata la volta del Padre Catalin (Lino Dragu ed infine ha concluso i lavori Stefan Caliman.

L'evento si è aperto con due preghiere, rivolte ai fratelli romeni della Bessarabia e alle vittime del terremoto\tsunami del Giappone.

Stefan Caliman ha ricordato al pubblico che la Bessarabia (paese di Basarab) o Moldavia Orientale faceva parte del Principato di Moldavia (oggi parte della Romania) fino al 1812 quando venne incorporata dall'Impero Russo.

Inizialmente soltanto la parte meridionale della regione, compresa tra i fiumi Prut (affluente di sinistra del Danubio) e il Nistro, si chiamava Bessarabia, la cossidetta Bessarabia storica o Budjak. Dopo il 1812, i russi per facilitare e giustificare l’occupazione della regione tra i fiumi Prut e Nistro denominarano Bessarabia tutta la parte orientale della Moldavia Storica. La zona di Budjak, oggi fa parte dell'odierna Oblast di Odessa, provincia sud occidentale dell'Ucraina, affacciata sul Mar Nero.

Padre Lino Dragu ha parlato della Chiesa Ortodossa Romena della Bessarabia sotto l'occupazione zarista e sovietica, presentando la tragica situazione della maggioranza dei fedeli ortodossi romeni che dovevano vivere la messa e i riti liturgici nella lingua russa. Idioma imposto dalla minoranza slava come lingua ufficiale della Chiesa e in tutti gli atti aministrativi e dell'educazione scolastica.

Remus Tanasa ha tenuto a ribadire che dopo la seconda guerra mondiale la Bessarabia (con il nuovo nome di Repubblica Socialista Sovietica Moldava), tornando a far parte dell'Unione Sovietica, soffrì una brutale politica di cancellazione dell'identità romena. Questa politica è stata attuata attraverso massacri e la deportazione forzata in Siberia di quasi un milione di persone innocenti, nel tentativo di modificare la composizione etnica della popolazione locale. Così – ha sottolineato Remus Tanasa- al posto della lingua romena veniva forzatamente introdotta una lingua appositamente ribattezzata come "lingua moldava", e che consisteva nella traslitterazione della lingua romena nell'alfabeto cirillico, avvicinandola così, almeno graficamente, a quella russa. L’invenzione di una nuova identità attraverso la “creazione” della lingua moldava è considerata come un esempio di "separatismo politico di lingua". La lingua moldava è oggi il nome che ufficialmente viene dato alla lingua rumena standard nella Repubblica di Moldavia e nella regione con tendenze indipendentistiche della Transnistria.

Nonostante fossero passati quasi 20 anni dalla dichiarazione di indipendenza (27 agosto 1991) e dalla fine della propaganda sovietica antiromena, i suoi effetti sono ancora presenti fra la popolazione maggioritaria, di origine romena, che rimane confusa dall'invenzione della cosiddetta “lingua moldava” di grafia latina; così come aveva suggerito la maggioranza degli esperti linguistici, le differenze fra la lingua della Moldavia e quella della Romania sono da considerarsi quasi inesistenti.

Nota della Redazione

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