(ASI) Atene - La storia non si smentisce mai con i suoi corsi e ricorsi. La Grecia ancora una volta dimostra di essere la patria della democrazia e della libertá nazionale.

Dopo la Lega Panellenica che sconfisse l'Impero Achemide di Serse I di Persia a Salaminia nel 480 a.c., la lotta per l'indipendenza nazionale dall'Impero Ottomano dal 1821 al 1833, oggi la Grecia ha detto OXI (NO) ai diktat dei Tecnocrati della finanza europea e alla tirannia delle banche concon circa il 61% dei voti a favore.
Ma, per ora l'intento del Governo Tsipras appare quello di non voler tagliaere i ponti con L'Unione Europea e di non coniare una moneta diversa dall'Euro, ma più che altro di rinegoziare da una posizione di forza (col voto popolare favorevole e comunque sia con l'appoggio di Cina e Russia), gli accordi con i creditori europei.
Questo perchè, comunque sia, la Grecia continua a subire la pressione della BCE e della Commissione europea, spalleggiate dalle grandi cancellerie europee, Germania e Francia in primis, che non vogliono l'uscita della Grecia dall'Eurozone, per non perdere il propio credito vantato.
Il Premier Alexis Tsipras sa bene che il problema principale, che rischia di far deragliare i suoi piani è quello delle banche. Nel suo discorso di ieri sera ha infatti subito segnalato che "la Grecia andrà al tavolo negoziale con l'obiettivo di riportare alla normalià il sistema delle banche".
Infatti, con i prelievi bancari limitati a 60 euro e anche meno, le riserve sufficienti ad arrivare al massimo fino a lunedì sera, la Grecia si appresta a chiedere un'iniezione di liquidità alla Banca centrale europea tramite il meccanismo Ela. E stasera i vertici del Ministero delle Finanze e bancari si sono riuniti per inviare la richiesta. Ma la risposta si saprà solo domani a metà giornata, se non più tardi.
Ma, la pressione della finanza europea ha giá portato la prima conseguenza inaspettata, piovuta su Atene come un fulmine a ciel sereno: le dimissioni del Ministro delle Finanze di Syriza Yanis Varoufakis che ha annunciato la sua decisione , a meno di 12 ore dalla vittoria del "No" al referendum sulle proposte dei creditori internazionali. Varoufakis ha spiegato che l'esito del referendum di domenica 5 luglio 2015 "resterà nella storia come un momento unico in cui una piccola nazione europea si è ribellata alla stretta del debito", ma di avere avuto notizie circa una "preferenza da parte di alcuni partecipanti all'Eurogruppo" della sua assenza dagli incontri previsti per i prossimi giorni, condivisa da Alexis Tsipras nell'ottica del raggiungimento di un nuovo accordo: "per questo motivo lascio il mio incarico di ministro delle Finanze oggi, ma continueró a portare con orgoglio il disgusto dei creditori".
Varoufakis, 53 anni, di doppia nazionalitá greco - australiana, giá docente all'Universitá di Austin in Texas, probabilmente si sacrifica per non far pagare al Paese le sue dichiarazioni con cui aveva in buona sostanza accusato la finanza europea di fare terrorismo internazionale.
Efklidis Tsakalotos, attuale vice-ministro degli Esteri greco, sarebbe stato indicato come sostituto ad interim di Yannis Varoufakis alla guida del Ministero delle Finanze greco.
Giá martedì potrebbe esserci un vertice europeo per affrontare subito la situazione creata dal No greco.
Si allontana invece lo spettro del voto anticipato, anche se non ancora scomparso. La strada di Tsipras e della Grecia resta in ripida salita perché i primi segnali politici dall'Europa non sembrano particolarmente concilianti, e non è detto che ci sia un accordo subito, e la situazione delle banche potrebbe comunque deflagrare, travolgendo anche il premier che oggi appare piu' saldamente in sella.
Insomma, oggi si festeggia, ma il futuro della Grecia e dei Greci appare un'incognita, soprattutto se non ci sará un intervento risolutivo dall'esterno, magari anche tramite il Brics.


Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia

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