(ASI)L’Iran è scosso da una delle più gravi crisi interne degli ultimi anni. Dal 28 dicembre 2025, il Paese è attraversato da un’ondata di proteste popolari scatenate dal crollo della moneta (rial) e da un’inflazione fuori controllo: una crisi economico-sociale frutto principalmente di anni di sanzioni internazionali e certamente di qualche errore del Governo.
Le manifestazioni, inizialmente pacifiche, si sono rapidamente estese in molte città, più o meno popolose, coinvolgendo migliaia di cittadini che, per lo più in buona fede, sono scesi in piazza per manifestare il loro disagio. Come in precedenti occasioni, agenti stranieri e sobillatori si sono inseriti nei ranghi della protesta, fomentando la rivolta per far cadere il Governo. Lo testimonia il recente appello fatto da un servizio segreto straniero rivolto agli iraniani per rovesciare la Repubblica Islamica.
Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, ha alzato il livello di allerta per il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), noto come Pasdaran e delle forze armate.
Questo stato di allerta è più elevato rispetto a quello adottato durante la guerra con Israele nel giugno 2025. Il rischio di una deriva incontrollabile della situazione è talmente elevato, che il procuratore generale di Teheran ha evocato la pena capitale per gli autori di crimini ed istigazione alle violenza durante le manifestazioni. D'altro canto c'è stata un'apertura al dialogo, che finora si è concretizzata con aumenti salariali. Certo, si reatta di proseguire su questa strada.
Le reazioni internazionali registrano diversi toni recriminatori. L’Unione Europea ha espresso “profonda preoccupazione” per l’uso sproporzionato della forza e ha chiesto il rispetto dei diritti umani. Il Regno Unito ha convocato l’ambasciatore iraniano, mentre Israele osserva con attenzione, pronta eventualmente ad intervenire. Ma a far discutere è la posizione degli Stati Uniti che, sostanzialmente, è contigua a quella di Israele. Il presidente Donald Trump ha lanciato un duro monito: “Se l’Iran continuerà a uccidere manifestanti pacifici, gli Stati Uniti interverranno. Siamo pronti e armati.” Invece da parte sua non c’è nessun accenno alla possibilità di ridurre le sanzioni e, con ciò, i problemi quotidiani delle famiglie iraniane.
La situazione resta fluida e potenzialmente esplosiva. L’Iran è senza dubbio ad un bivio, ma un colpo di testa di Trump, con un nuovo attacco improvviso, potrebbe innescare una reazione internazionale a catena, provocando l’intervento dei due storici alleati della Repubblica Islamica dell’Iran, Russia e Cina. Senza contare un nuovo attacco preventivo USA che Teheran vorrebbe evitare, magari attaccando per primo. I principali obiettivi sarebbero ovviamente le basi USA nel Vicino Oriente ed il territorio di Israele.
*Immagine generata con AI Microsoft Copilot



