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Politica Estera

Libia: L'Italia corre i maggiori pericoli. Dichiarazioni di Tremonti.

Di Ettore Bertolini 5 Marzo 2011 – 14:24 2 min di lettura

(ASI) Coerente con il suo stile che ha avuto il merito e il coraggio di denunciare pubblicamente i danni della globalizzazione, i rischi della speculazione finanziaria, il ministro del­l’Economia italiana, Giulio Tremonti, nel corso di un convegno del­l’Aspen Institute a Istanbul ha fatto delle importanti riflessioni in merito alla situazione politica della Libia. Il ministro Tremonti ha fatto candidamente presente dei pesanti rischi economici che correbbe l'Italia se talune decisioni, prese in maniera unilaterale, dal "padrone" d'oltre oceano. Riflessi assolutamente negativi che andrebbero a colpire soprattutto l'Italia. Per far comprendere la situazione in atto Tremonti dichiara: “L’instabilità che stiamo vivendo a livello mondiale ed il balzo dei prezzi al consumo, dovuto anche all’aumento dei carburanti, è uno dei motivi scatenanti le rivolte del Maghreb e del medio oriente in genere. Sono convinto – ha detto il Ministro delle finanze Giulio Tremonti - che l'innesco di molte rivolte sia stato causato dall'aumento del prezzo delle commodity” Tremonti, durante la conferenza stampa sulle sfide della crisi per l’Unione europea e la Turchia ha ribadito come già nel 2008 aveva posto il problema della speculazione finanziaria come fattore di instabilità, ma “la risposta scientifica, specie del Fondo monetario internazionale, fu che la speculazione non esiste”.

Poi il Ministro italiano prosegue: “Il rischio concreto che si sta presentando è il blocco dei fondi sovrani dei Paesi coinvolti nei disordini e che investono anche in Europa, avrebbe effetti destabilizzanti, soprattutto considerato che molti di questi Paesi sono delle democrazie giovani, per cui necessitano di sostegno. In caso di disinvestimenti della Libia nel nostro Paese circa 6 miliardi di euro entrerebbero a Piazza Affari e, conseguentemente, ci sarebbe un calo delle quotazioni”.

Commento: In una situazione di estrema crisi del sistema mondialista/globale il ministro ha voluto richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sui riflessi estremamente negativi che potrà avere, e già li ha, la crisi libica, particolarmente sull'economia italiana che, lo riocordiamo, è già in una situazione di lenta convalescenza.

Da più parti, può maturare il sospetto che una deriva volta contro gli interessi nazionali abbia degli ispiratori dall'estero, proprio per uno scopo ben preciso: prendere il posto dell'Italia nei grandi affari e contratti economico-energetici con la Libia. A tutto svantaggio della nostra nazione.
Le conclusioni prevedibili stanno nelle parole di Gheddafi che ha minacciato di dare tutte le concessioni petrolifere alla Cina e all'India. Per noi, concretamente significherebbe che l'Italia verrebbe estromessa da tutti li vantaggiosi investimenti che gli italiani hanno in quello stato.
In sostanza le critiche che vengono fatte all'Italia principalmente dai paesi protestanti-calvinisti, provengono proprio da quelle nazioni che non hanno mai rinunciato a fare lucrosi  affari e sostenere tiranni senza scrupoli pur di soddisfare i propri interessi. 
A volta un sano nazionalismo a difesa della propria sovranità e dei propri leciti interessi aiuta a superare anche la crisi economica interna.

Nota della Redazione

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