(ASI) Ufficializzata presso l’Onu la posizione della Russia sull’Isis in Libia. Il nuovo corso in politica estera inaugurato dal presidente Putin sta volta potrebbe portare la Russia a prendere a breve parte alle operazioni militari contro i tagliagole dell’autoproclamato califfato islamico.

Secondo Vitali Churkin, rappresentante permanente russo presso le Nazioni Unite, “se la Russia ha potuto partecipare alle operazioni al largo delle coste somale, perché mai non potrebbe partecipare alle operazioni nel teatro mediterraneo contro l’Isis?”. Churkin ha inoltre ricordato che attualmente l’Isis ha aggredito e sta minacciando l’Egitto, legato da storici rapporti di amicizia con la Russia.

La notizia non ha destato particolari reazioni presso la Nato e la U.E. Ancora non sono state rilasciate dichiarazioni in merito dai rappresentanti occidentali. Ciò nonostante, sembrerebbe trapelare una certa apprensione. Apprensione giustificata dal fatto che, se anche la Russia prendesse parte alle operazioni contro il califfato islamico, difficilmente seguirebbe le regole e i veti della coalizione capeggiata dalla Nato. Tale tesi sembrerebbe avvalorata dal recente accordo russo – cipriota che permetterà alla flotta russa del Mar Nero di estendere il proprio raggio operativo al Mediterraneo orientale appoggiandosi ai porti ciprioti. Sempre in questo accordo si era inoltre parlato della possibilità di una base aerea dell’aereonautica russa nell’isola mediterranea ufficialmente per finalità “umanitarie”.

In ogni caso non sarebbe la prima volta che la coalizione occidentale anti – Isis dovrebbe fare i conti con azioni unilaterali non concordate preventivamente. Basti ricordare il recente intervento egiziano in Libia che alla coalizione è stato presentato solo dopo l’avvenuto inizio delle operazioni aeree, mentre il via alle operazioni terrestri  era stato dato senza alcuna ulteriore consultazione. In tale occasione la coalizione capeggiata dagli Usa non aveva potuto fare altro che sostenere a posteriori l’intervento dell’alleato egiziano.

Secondo fonti vicine agli apparati militari russi, la determinazione del governo Putin ad agire contro l’Isis, si manifesterà quasi certamente con un blocco aereonavale per impedire i rifornimenti di armi, materiali e uomini al califfato islamico. Il blocco si estenderebbe sia sul Mediterraneo orientale che negli spazi aerei delle nazioni del medio oriente presso cui sarebbero in corso consultazioni in tal senso. Sempre secondo queste fonti, viene lasciato intuire che si tenterà di intervenire al fianco della coalizione internazionale cercando di evitare inutili frizioni con gli alleati, ma che difficilmente si accetteranno veti alle operazioni anti – Isis dagli Usa o dalla U.E. Viene altresì però precisato che nella prima fase di attuazione del piano, le operazioni riguarderebbero solo la Libia, onde alleggerire il carico dell’Egitto attualmente principale paese a sostenere la guerra contro l’Isis sullo strategico fronte Libico. Tutto ciò rientrerebbe nella politica del “soft power”, ossia la capillare presenza della Russia sui principali teatri operativi con un limitato dispiego di uomini e mezzi bellici, ma il cui strategico impiego è volto a dare l’immagine di potenza e volontà di presenza del paese sul piano politico internazionale, e sullo scacchiere mediterraneo in particolare. Inoltre, la posizione di Putin, tradizionalmente “campione” della cultura cristiana europea, e di quella araba laica, pone la Russia, per una questione di coerenza politica e ideologica, comunque in rotta di collisione con il califfato islamico ed i suoi sostenitori più o meno ufficiali.

 

Cenusa Alexandru Rares – Agenzia Stampa Italia

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