(ASI) Dopo 48 ore dall'entrata in vigore del cessate il fuoco di sabato scorso, iniziano a vedersi finalmente i primi segni di "distensione" tra le parti.

I separatisti filo – russi hanno annunciato in mattinata il ritiro dell'artiglieria pesante dalla linea del fronte nelle zone del Donbass giudicate "tranquille". Secondo il ministro della difesa, e vice comandante delle forze armate dell'autoproclamata repubblica di Donetsk, Eduard Basurin, il ritiro degli armamenti strategici sta avvenendo con "ordine ed in ottemperanza a quanto previsto dagli accordi di Minsk dalle zone ove le ostilità siano già cessate". Ed in effetti quest'ultima precisazione di Basurin, è più che una semplice formula politica. I due giorni precedenti alla svolta odierna, erano infatti stati caratterizzati da continui scontri lungo tutta la linea del fronte. Tali scontri, seppure per lo più "a bassa intensità", cioè con scarso appoggio o inesistente dell'artiglieria e dei mezzi corazzati da battaglia T-72 e T-80 che avevano contraddistinto le fasi più "calde", avevano comunque rischiato di mettere in crisi gli accordi di Minsk. Discorso diverso per la situazione a Debalstevo, che ha visto fino a poche ore fa l'impiego di tutte le forze da parte di ambo le fazioni, nel tentativo di vincere la "corsa" a questo strategico nodo ferroviario. Questi continui scontri, soprattutto nell'area di Debalstevo avevano infatti portato i filo – russi a dichiarare che "il perdurare della situazione di ostilità non concede i presupposti per dare seguito a quanto previsto dagli accordi di Minsk". In sostanza i separatisti avevano affermato di aspettarsi un "primo passo" da parte di Kiev.

Nella mattinata odierna, Kiev ha compiuto il "primo passo" annunciando il ritiro dei contingenti militari di Debalstevo, rinunciando di fatto al controllo dello strategico nodo ferroviario. La notizia del ritiro era stata data da un membro del parlamento ucraino, Semen Semchenko, che lo aveva annunciato sul proprio profilo Facebook. La conferma è arrivata poche ore dopo da fonti dei ribelli che hanno attestato l'inizio di una ritirata "pianificata e organizzata". La decisione del governo ucraino di iniziare la ritirata da Debalstevo, ha dunque consentito ai filo – russi di iniziare il proprio ritiro degli armamenti pesanti che dovranno essere collocati in una fascia variabile dai 50 ai 140 km dal fronte onde impedirne l'uso offensivo ma garantendo la loro funzione di armenti difensivi per ambo le parti in osservanza degli accordi di Minsk.

Eppure ancora molti sembrano essere gli ostacoli per il raggiungimento di un vero cessate il fuoco. Secondo fonti della polizia regionale ucraina e dell'intelligence, sarebbero ancora in corso numerosi "scontri diretti", sia nella zona di Debalstevo, che in altri punti del fronte. Proprio per chiarire questa situazione assai confusa e contraddittoria, il presidente ucraino Poroshenko, riferirà oggi al parlamento ucraino sulla situazione delle truppe al fronte. Mentre dall'estero rischia di essere fonte di nuove tensioni la posizione assunta dagli Usa nei confronti della Russia. Tramite il vice presidente Joe Biden, la Casa Bianca, ha fatto sapere di ritenere la Russia unica responsabile degli scontri che hanno messo a rischio gli accordi di Minsk, e ha ammonito che se Mosca dovesse continuare ad "impedire" il processo di pacificazione "il prezzo da pagare per la Russia aumenterà".

Cenusa Alexandru Rares - Agenzia Stampa Italia

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