(ASI) La Danimarca quaranta giorni dopo Charlie Hebdo. Gli spari, circa quaranta, la sinagoga nel terrore, piena di civili e agenti della polizia, il vignettista Lars Vilks, autore di vignette su Maometto pubblicate dal Jilland-Posten.

Un pomeriggio di confronto degenera in pochi istanti nello scontro e nella minaccia di un terrorista dai tratti arabi di circa 30 anni. Ha fatto irruzione e ha aperto il fuoco provocando il ferimento di tre agenti e la morte di un civile. È così caccia al killer di Copenhagen e nuovo terrore per le infiltrazioni terroristiche nel cuore dell'Europa. Continua in sintesi il braccio di ferro tra "L'arte, la blasfemia e la libertà d'espressione" titolo della conferenza che si stava tenendo al centro culturale Krudttønden e la volontà di reprimerla, scopo delle azioni dell'ennesimo attentatore. "Non è necessaria una rivendicazione" ha affermato il premier danese Helle Thorning-Schmidt "in questo periodo tutto ci porta a credere che la sparatoria sia stata comunque un atto politico e quindi un attentato terroristico, dal momento che il killer ha agito proprio quando ha preso la parola l'ambasciatore francese in Danimarca e il vignettista Vilks risultava naturalmente uno dei principali obiettivi". Se dunque arriva da più parti la solidarietà dei capi di governo, da Francia e Italia in prima linea, nei confronti della Danimarca, dall'altra nuove minacce si sollevano dal fronte del mar Mediterraneo.
La radio ufficiale jihadista ha infatti annunciato attraverso il suo streaming sul web diffuso dalla sede di Mosul, che l'Italia sarà uno dei prossimi obiettivi e definisce il ministro degli affari esteri Paolo Gentiloni leader della Penisola crociata. La chiave realistica delle intimidazioni è evidentemente l'aggravarsi del conflitto libico, dove nelle ultime ore anche la città di Sirte è caduta nelle mani e nelle armi dei militanti dello Stato Islamico.

Lorenzo Nicolao - Agenzia Stampa Italia

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