(ASI) Tutti noi ricordiamo come sono state accolte le Primavere Arabe in Occidente, specialmente in Europa. Entusiasmo. Finalmente era arrivata la democrazia dove sembrava impossibile.

Una democrazia che per riuscire aveva bisogno di una spinta iniziale, una spinta a suon di esplosioni e raid aerei. Cosa resta di quell’entusiasmo? Cosa resta delle aspettative occidentali di un cambiamento geopolitico in Nordafrica e in Medio Oriente?

La Libia è rimasta nel disordine assoluto e nessuna istituzione è sopravvissuta. La Siria di Assad, ormai frammentata in diverse realtà, da acerrimo nemico è divenuta amico in funzione di contenimento dell’Islam estremista. In Medio Oriente il nuovo Califfato che sta nascendo dalla guerra scatenata dall’Isis ha messo in atto una propaganda martellante sui social network. Gli attori regionali più importanti, Iran, Arabia Saudita e Turchia, temporeggiano. La Turchia, maggior alleato Nato nella zona, nonostante gli sforzi del segretario di Stato americano John Kerry, ha negato l'utilizzo delle sue basi per i raid aerei. E non ha neanche firmato la dichiarazione di Jedda, con la quale gli Stati Uniti, i Paesi del Golfo Persico, l'Egitto, l'Iraq, la Giordania e il Libano si sono impegnati a contrastare il Califfato. Lo stesso Obama è restio a condurre gli Stati Uniti in una nuova guerra, poiché la sua campagna elettorale era stata impostata contro il coinvolgimento diretto nell’area Mediorientale. Si profila all’orizzonte il disastro della politica estera dell’Occidente.

I Paesi occidentali non sono stati in grado di prevedere la rinascita dell’Islam politico, e la loro cecità ha portato a grossi errori in politica internazionale. L’Isis non è solo un gruppo terrorista, è l’anticamera di uno Stato Islamico. Infatti è già in grado di gestire un vasto territorio e di ricevere ingenti finanziamenti provenienti dal petrolio che possiede e da altre organizzazioni islamiche internazionali (in primis Al-Qaeda, pronta a superare eventuali divergenze in favore di una rinnovata lotta anti-occidentale). In assenza di aiuti importanti dagli attori regionali, Washington è costretto a tornare protagonista in un’area che credeva di poter controllare senza troppi problemi.

La nascita dell’Islam politico trova ogni giorno ampio spazio sui Mass Media. Ma la novità è un’altra: alcuni occidentali hanno deciso di propria volontà di combattere al fianco dell’Isis, un fenomeno nuovo che fa riflettere. Dalle esecuzioni filmate fino a Dabiq, il magazine dell’Isis che annuncia l’apocalisse, le informazioni viaggiano veloci e creano terrore. Un terrore che, direbbe Huntington, è figlio dello “Scontro di Civiltà”.

Guglielmo Cassiani Ingoni – Agenzia Stampa Italia

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