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(ASI) Uno dei più famosi organismi internazionali di cui l’Italia fa parte è sicuramente il G8, a breve destinato a diventare G20, anche se appare molto improbabile che i presunti otto grandi siano disposti a cedere parte del loro potere ammettendo così tanti partner al loro ricco banchetto.

Questa organizzazione sovranazionale si riunisce una volta l’anno, e comprende i Paesi più industrializzati del mondo e rappresenta quindi una sorta di club privato cui il nostro Paese è stato ammesso poco dopo la sua nascita.

Questi vertici privati infatti affondano le loro radici agli inizi degli anni ’70; la causa scaturente furono le gravi crisi petrolifere del periodo e la conseguente necessità di porre un freno alla recessione di quegli anni. Come da prassi, gli Usa nel 1974 si incaricarono di risolvere i problemi mondiali promuovendo il Library group e coinvolgendo in questo progetto anche la Germania occidentale, l’Inghilterra, la Francia ed il Giappone. Era quindi nato il gruppo dei cinque grandi.

Nel novembre dell’anno successivo, in occasione della riunione svoltasi nella località francese di Rambouillet, l’allora presidente transalpino, Valery Giscard d’Estaing, estese l’invito a prendere parte ai lavori anche all’Italia. L’originario G5 diventava quindi G6.

Questa riunione, inizialmente organizzata per fronteggiare la crisi petrolifera, offrì a queste nazioni l’occasione per far passare l’idea di incontri periodici finalizzati alla coordinazioni di strategie politiche ed economiche, in pratica dando vita agli incontri che si svolgono attualmente.

Nel 1977, a questi sei Paesi, si aggiunse il Canada, mentre dodici mesi più tardi, in qualità di osservatore fu ammessa agli incontri anche la Cee, anche se questa non aveva il minimo potere né in sede di discussione né in fase decisionale. Dal 1991 invece le porte di questo club privato si aprirono per l’Urss, ormai in declino ed in lento disfacimento, dal 1994 sostituita dalla Russia.

Durante il vertice di Napoli di quell’anno fu infatti costituito il P8, formato dalle nazioni che avevano dato forma al G7 più Mosca appunto. Inizialmente le riunioni di questo nuovo gruppo avrebbero dovuto svolgersi alla conclusione dei vertici del G7 ma nel 1997, a Denver, la Russia partecipò anche al G7 che così, dall’anno successivo in occasione del summit di Birmingham, divenne G8.

Appare opportuno precisare che le dichiarazioni con cui si concludono questi summit non hanno carattere vincolante per gli Stati, tuttavia costituiscono impegni politici al più alto livello e indicano gli indirizzi delle principali democrazie industrializzate su temi-chiave quali la finanza, lo sviluppo, la pace, l’ambiente e detti Paesi sono vivamente invitati ad osservarli scrupolosamente. Dagli anni novanta la liberalizzazione dei mercati dei capitali e l’incremento dei relativi flussi, insieme all’ascesa delle economie emergenti e alla complessità delle nuove sfide hanno spinto il G8 a promuovere il dialogo con i Paesi in via di sviluppo, ed in particolare con l’Africa. A partire dal vertice di Heiligendamm è inoltre stato avviato un dialogo rafforzato con le principali economie emergenti o Hdp, Heiligendamm dialogue process, su investimenti, energia, innovazione e sviluppo.

Dal 1999 al fianco del G8 si trova il G20. Questo è formato dai 19 Paesi più industrializzati del mondo e dall’Unione europea. Questi Stati insieme rappresentano i 9 decimi dell’economia mondiale e i due terzi della popolazione del pianeta.

Inizialmente a questi summit allargati non veniva data una grande importanza, anzi. La storia è cambiata solo nel novembre del 2008 quando, in seguito alla crisi economica mondiale, l’allora presidente Usa George Bush ha sostenuto la necessità di incontri allargati, nel tentativo di meglio globalizzare l’economia e quindi ammortizzare i costi che la finanza statunitense si trovava a dover sostenere.

Questo gruppo fu costituito su iniziativa dei 7 grandi con l’intento dichiarato di allargare il dialogo sulla stabilità economica globale ad altri Paesi economicamente emergenti. La crisi finanziaria degli anni ‘90 aveva reso necessario un maggiore coordinamento fra gli Stati industrializzati e quelli in via sviluppo.

Oltre agli 8 grandi sono ora ammessi nella stanza dei bottoni i paesi del Bric, ovvero Russia Brasile, India, Cina, quindi Argentina, Australia, Indonesia, Messico, Arabia Saudita, Sudafrica, Corea del Sud e Turchia. Ad alcune riunioni hanno partecipato anche i rappresentanti del Fondo monetario internazionale, della Banca mondiale e del Financial stability board, presieduto dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi.

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