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Politica Estera

Le sanzioni alla Russia? Un’idiozia da fermare subito

Di Valentino Quintana 2 Settembre 2014 – 13:12 3 min di lettura

(ASI) Roma – L’attacco spregiudicato della stampa internazionale alla Russia è cominciato subito dopo l’abbattimento del jet malese in territorio ucraino. Immediatamente, il principale imputato è divenuta la Russia di Putin.

Non ci si è curati di fare indagini approfondite, e il mondo ha scoperto “casualmente” che nei territori est ucraini esiste una guerra in corso. E’ giusto ricordare qualche copertina dei giornali internazionali di quei giorni: “Stoppt Putin Jetzt”, per il Der Spiegel (ora si fermi Putin), oppure “a web of lies” per il The Economist (una rete di bugie) solo per citarne due.

Nel frattempo, la guerra nel Donbass continua, la NATO persiste nella sua opera di penetrazione in Ucraina, (ipotizzando addirittura raid rapidi o azioni militari), Putin manda dei convogli umanitari nella zona ribelle (subito bocciati come “invasione”, eppure, stranamente quelli per altri Paesi mediorientali non sono mai stati “invasivi”), i due presidenti, russo ed ucraino si incontrano. La tensione è alla stelle, ma il nemico appare sempre e solo uno, quello che addirittura Henry Kissinger, dall’alto dei suoi 91 anni, bolla come “nemico del nuovo ordine mondiale”: Vladimir Vladimirovic Putin.

La Russia, negli ultimi vent’anni, grazie all’azione generatrice e propositiva di Russia Unita, il partito putiniano, ha recuperato gradualmente la sua identità. Sia nazionale, che religiosa. Il popolo russo è in questo momento storico, orgoglioso, fiero delle sue tradizioni e del suo Presidente, all’apice della popolarità e del consenso interno. Sanzionare l’economia russa, significa avere solamente ritorsioni, in questo momento completamente inutili, assurde e dannose alla nostra debole economia.

La Russia guarda ad un’unione euroasiatica, pronta ad esportare gas e materie prime con la Cina. Vuole eliminare il dollaro come mezzo per le transazioni. Può tranquillamente rimanere indifferente alle sanzioni europee, tra l’altro, totalmente immotivate. Noi no. Bisogna ricordare sempre la lezione che se si attacca immotivatamente, l’avversario risponderà: l’embargo di Mosca colpisce noi europei ed italiani senza pietà. Complessivamente, si tratta di 35 miliardi di euro, se non oltre, per il nostro Paese. I nostri settori colpiti sono: l’argoalimentare, l’alta tecnologia, e probabilmente, anche la moda, nostro fiore all’occhiello.

L’intero export agroalimentare costerà, in termine di perdite, più di 100 milioni di euro. Se pensiamo a frutta e verdura, dal MAAP di Padova (il mercato ortofrutticolo più grande del Veneto) partono ogni anno 40 milioni di euro di merci verso Mosca, a bordo di tir. Se togliamo il Veneto, regione principe dell’export, possiamo passare al Friuli Venezia Giulia, con una perdita compresa tra i 5 e i 7 milioni di euro l’anno. Scendiamo all’Emilia Romagna, dove 18 mila tonnellate di Grana Padano rimarranno ferme, dopo un lavoro di promozione durato anni e un investimento incalcolabile. Formaggi, salumi come il Prosciutto di Parma o San Daniele, tutto bloccato per una stolta politica europea, favorita dalla neo insediata Mogherini, che di filo russo ha gran poco. Sarebbe una cosa di poco conto, se non danneggiasse migliaia di aziende italiane, che lavorano a stretto contatto con Mosca, un mercato che registrava crescite del 14% sino a pochi mesi orsono.

Occorre chiedersi: cui prodest? A chi giova che il nostro Paese, o l’Europa intera venga danneggiata da una politica estera assurda, improntata a favorire la NATO per destabilizzare l’Eurasia? Ci sono nemici molto più potenti, contro i quali giova collaborare con la Russia di Putin: tra tutti, il terrorismo internazionale, e il famigerato ISIS. Se al Donbass occorre una Regione autonoma, la si conceda. Non è una proposta irragionevole. Non c’è alcuna analogia con il 1° settembre del 1939, come ha detto il Presidente polacco Tusk. Sono solamente dichiarazioni che esasperano i toni in una situazione già testa e complessa. L’Ucraina rischia di essere la tomba dell’economia europea. Urge volontà di cooperazione, non di disfacimento. L’inverno che è alle porte potrebbe essere molto lungo.

Valentino Quintana per Agenzia Stampa Italia

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