(ASI) La Cina potrebbe diventare la prima economia del mondo già nel 2014. Questa è la notizia shock che è emersa, secondo il Financial Times, da uno studio dell’International Comparison Program (ICP) della Banca Mondiale, che era stato aggiornato l’ultima volta nel 2005.

Molte cose sono cambiate dal lontano 2005. La crisi economica globale ha scosso gli equilibri e il sorpasso, che doveva avvenire nel 2019, sembra sia molto più vicino del previsto. Gli Stati Uniti dunque perderebbero un primato rimasto insuperato dal 1872, quando riuscirono a scalzare la Gran Bretagna dalla prima posizione (e che nel rapporto occupa la nona). L’Italia invece, affamata dalla lunga crisi, arranca faticosamente nell’undicesima posizione. In terza posizione si piazza l’India, che ha una crescita inferiore della Cina ma a lungo termine ha margini di miglioramento invidiabili, dovuti alla ricchezza delle risorse e alla popolazione numerosa.

Tuttavia la posizione cinese rimane fragile. Assediata dalle contese territoriali con i vicini, soprattutto con il Giappone, e da una situazione interna che potrebbe sfociare in serie contrapposizioni sociali, la Repubblica Popolare Cinese teme sconvolgimenti sociali nel proprio futuro. La chiave per mantenere l’ordine del popolo cinese è assicurare una costante crescita economica, in grado di far fronte alla domanda di lavoro. Ma cosa accadrebbe se Pechino, tra qualche anno, non fosse più in grado di mantenere un tasso di crescita così elevato? Esploderebbero rivolte sociali, alle quali si stringerebbe ancora il nodo dei diritti umani? E quali sarebbero gli effetti in tutto il mondo se la sua locomotiva economica, la Cina, finisse il carburante?

 

Guglielmo Cassiani Ingoni – Agenzia Stampa Italia

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