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(ASI) Da quasi settanta anni gli Stati Uniti d’America rappresentano il fulcro della politica estera italiana. Gli effetti della nostra disfatta nella II Guerra Mondiale hanno infatti avuto come prima e diretta conseguenza la convergenza dell’Italia nella sfera d’influenza atlantica ed una sottomissione militare, culturale ed economica pressoché totale a Washington.

 

Da un punto di vista economico e militare ciò ha determinato la concessione al nostro Paese degli aiuti del Piano Marshall nonché l’ingresso nel Patto Atlantico.

Nel corso di tutti questi anni Washington ha però ovviamente preteso il proprio tornaconto, condizionando ed influenza la nostra politica, sia interna che esterna. Se il caso più eclatante rimane l’intromissione nelle elezioni politiche del 1948, quando la Casa Bianca minacciò di sospendere i fondi del Piano Marshall in caso di vittoria del blocco delle sinistre; cinquanta anni dopo quando il post comunista Massimo D’Alema si apprestava a diventare presidente del Consiglio l’allora numero uno statunitense Bill Clinton diede il proprio assenso in merito alla possibilità di vedere un ex Pci a Palazzo Chigi, confermando da una parte i mutamenti in atto nel mondo ma anche l’impossibilità per la nostra politica di muoversi senza tenere conto dei desideri della Casa Bianca.

Subito dopo lo sbarco alleato in Sicilia, anche grazie agli accordi tra Washington e la mafia dell’isola ansiosa di riprendersi quel potere che il fascismo gli aveva tolto, l’infatuazione degli italiani verso gli yankee iniziò a crescere, tanto che il movimento indipendentista locale, guidato da Andrea Finocchiaro Aprile, si mosse per separare dall’Italia la più grande isola del Mediterraneo rendendola indipendente da Roma e protetta dagli Usa. Ad onor del vero va comunque riconosciuto che la Casa Bianca non fece mai nulla per incoraggiare i separatisti, anche se alcuni esponenti del governo americano, soprattutto gli italoamericani, non nascondevano le proprie simpatie per questa iniziativa.

Nel secondo dopo guerra inoltre proprio lo Stivale, agli occhi degli Usa, rappresentò soprattutto un importante laboratorio politico.

Ai fini di impedire ai partiti di sinistra di vincere le elezioni, al di là dell’Oceano venne infatti creata una nuova struttura dipendente dal governo federale. Questa, composta dalle apposite agenzie governative incaricate della politica estera, dal Dipartimento di Stato alla Cia, dalle industrie private al mercato tricolore, in primis la Standard Oil, e dai sindacati statunitensi, dall’American federation of labor fino all’Italian american labour council, contribuì attivamente, sia tramite il personale ed i finanziamenti, sia tramite materiale di ogni tipo, allo sviluppo di quello che successivamente è passato alla storia come Nation security State, ovvero Stato di sicurezza nazionale.

Sempre nei rapporti tra i due Paesi nell’immediato dopo guerra va poi ricordato l’organizzazione segreta Gladio, diramazione italiana della rete Stay behind. Questa organizzazione, voluta dagli Usa, appoggiata dalla Nato e finanziata dalla Cia, doveva servire per contrastare efficacemente eventuali invasioni sovietiche nell’Europa occidentale o anche tentativi di golpe interni promossi dai partiti comunisti locali; in definitiva per difendere lo status quo imposto manu militari dai soldati a stelle e strisce.

La presenza di questa struttura in Italia risale al 1949, anche se inizialmente il suo nome era Duca; gli italiani però furono informati dell’esistenza di questa organizzazione solo molti anni più tardi. Il 24 ottobre del 1990 Giulio Andreotti, all’epoca presidente del Consiglio, rivelò infatti alla Camera la sua esistenza.

Ancora oggi i legami tra i due Paesi sono molto stretti. Nell’agosto dello scorso anno il neo ambasciatore americano a Roma, David Thorne ha subito voluto ribadire che tra Roma e Washington non solo c’è una amicizia di lunga data ma anche che “la nostra alleanza è forte”, ripromettendosi di impegnarsi a fondo per trovare nuovi modi per poterla rafforzare tramite “collaborazione dinamiche bilaterali per stabilire un rapporto vivo”.

Nonostante la grande sintonia politica, economica e militare tra i due Paesi, i rapporti tra Italia e Usa stanno però vivendo un piccolo moment di stallo.

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