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(ASI) Benjamin Netanyahu ha bocciato l'intesa, che i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna) più la Germania si sforzano di raggiungere con l'Iran, per salvaguardare la pace nel Vicino Oriente. Questo è avvenuto durante l'incontro carico di “tensione” che il primo ministro israeliano ha avuto l'8 novembre all'aeroporto di Tel Aviv con il segretario di Stato Usa, John Kerry, prima della partenza di quest'ultimo per Ginevra. Il Paese, ha detto il primo ministro israeliano "respinge totalmente l'accordo e parecchi (!) nella regione condividono il nostro modo di vedere, sebbene non lo dicano apertamente. Israele non si sente tenuto al rispetto di questo accordo e farà tutto il necessario per difendere se stesso e il suo popolo".

Commento. Le affermazioni del primo ministro israeliano non vanno sottovalutate. Esse sono un segnale allarmante. Perché,  quando provengono da Tel Aviv, generalmente le espressioni “difesa” e “diritto di Israele a difendersi” sono da interpretare come attacco senza preavviso, cioè aggressione, delle forze armate israeliane. E un'azione militare di questo genere contro l'Iran comporterebbe un attacco con le bombe atomiche, che Israele da sempre produce e possiede, anche se l'Onu ipocritamente continua a ignorarlo. E poco importa se il governo Usa è seriamente impegnato per una soluzione pacifica della vertenza con la Repubblica Islamica dell'Iran e lo stesso John Kerry dichiara – come ha fatto – che la persistente “massiccia presenza dell'esercito israeliano in Cisgiordania” dà la sgradevole sensazione che in Israele ci sia “un'élite al potere, alla quale non sembra interessare la pace”.

Redazione Agenzia Stampa Italia

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