Olimpiadi, quando lo sport diventa storia di Elisa Fossati

(ASI) Ogni gesto atletico porta con sé una storia più antica del tempo che lo osserva. In questi giorni stiamo seguendo i nostri atleti sulle piste innevate, tratteniamo il fiato davanti a una discesa, esultiamo per una medaglia.

Le Olimpiadi invernali scorrono sui nostri schermi come un racconto contemporaneo fatto di tecnica, sacrificio e orgoglio nazionale.

Eppure questa storia nasce molto lontano da noi, in un passato lontanissimo, che affonda le sue radici nell’antica Grecia.

Le prime Olimpiadi si svolsero nel 776 a.C. a Olimpia. Non erano solo gare sportive, ma un evento sacro dedicato a Zeus, re degli dèi. Durante i giochi veniva proclamata la tregua olimpica, che sospendeva le guerre per permettere agli atleti e agli spettatori di viaggiare in sicurezza. Lo sport diventava così un linguaggio comune capace di unire città rivali.
Le discipline erano diverse da quelle di oggi: corsa, lotta, pugilato, gare con i carri. Gli atleti gareggiavano nudi, simbolo di purezza e di uguaglianza, e il premio non era una medaglia ma una semplice corona d’ulivo. Non c’era ricchezza materiale, ma gloria, onore, memoria.

Con l’arrivo del cristianesimo e il declino dei culti pagani, i giochi vennero progressivamente osteggiati fino a essere aboliti nel 393 d.C. dall’imperatore Teodosio I. Per oltre mille anni le Olimpiadi rimasero un ricordo, un’eco lontana nella storia.

Bisogna aspettare il 1896 perché tornino a vivere, grazie al barone Pierre de Coubertin, pedagogista, storico e dirigente sportivo francese, che organizzò ad Atene i primi Giochi olimpici dell’era moderna. L’idea era semplice e potente, usare lo sport come strumento di incontro tra i popoli, non solo come competizione.

Da allora le Olimpiadi sono cambiate, si sono ampliate, hanno incluso le discipline invernali, le donne, nuove nazioni, nuovi record. Ma qualcosa è rimasto identico, la tensione verso un limite da superare e il desiderio di rappresentare qualcosa che va oltre il singolo atleta.

Guardando oggi una gara non vediamo solo un gesto tecnico perfetto. Vediamo la continuità di un rito antico, nato in Grecia più di duemila anni fa, interrotto dalla storia e poi restituito al mondo.

E forse è proprio questo il senso più profondo delle Olimpiadi, quello di ricordarci che il corpo umano, quando si muove con disciplina e passione, diventa memoria vivente del tempo.
E mentre guardiamo un atleta tagliare il traguardo, forse stiamo assistendo a qualcosa di più di una vittoria, ma un gesto che continua a raccontare l’uomo attraverso i secoli.

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