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(ASI) Tre mesi fa un gruppo di giovani siriani si è riunito per costituire “Nehna” – “Noi” in italiano -, un’associazione che ha l’obiettivo di incoraggiare il dialogo e la stabilità fra i giovani di tutte le comunità.
“L’associazione è aperta a tutti i Siriani indipendentemente dalla religione, il sesso, la razza o il colore della pelle. Tutti i Siriani sono benvenuti”. A parlare è il giovane avvocato Rami Jalbout, un siriano di origine palestinese che vive a Damasco, portavoce di “Nehna”. “Nell’associazione siamo impegnati nel campo della creatività, dello sviluppo e dei valori nazionali attraverso l’uso di mezzi tecnici e culturali”.

Una mostra d’arte per valorizzare i giovani siriani. Il 19 settembre scorso è stata inaugurata la mostra d’arte “Shazaya” - “Rimbalzi” in italiano -, alla galleria Mustafa Ali di Damasco. “Abbiamo fatto questa mostra per valorizzare i giovani laureati e per farli restare nella nostra Nazione. L’esposizione è stata pubblicizzata attraverso i social network e le opere esposte variano tra sculture e dipinti”. “Alla presentazione – continua Rami Jalbout – che è stata assistita da oltre 400 persone, si è esibito il gruppo “Pulse”, un’orchestra formata da membri dell’associazione stessa”.

Tra molte difficoltà l’associazione propone nuove iniziative. La sede dell’associazione “Nehna” si trova a Kassaa vicino a Bab Toma, “una zona molto pericolosa”. “In un recente attacco – riferisce Jalbout - cinque dei nostri associati sono rimasti feriti”. Ma le attività dell’associazione non si fermano: “Stiamo organizzando altre iniziative. Un laboratorio di fotografia e una nuovo gruppo musicale per ragazzi dai 13 ai 17 anni”.

Combattimenti ed attentati arrivano all’improvviso. “Io vivo nel sobborgo di Qudssaya ad ovest di Damasco – racconta il giovane avvocato - questa zona è relativamente stabile, ma il conflitto armato è alle porte. Le difficoltà sono quotidiane, i numerosi posti blocco ostacolano il raggiungimento della sede di lavoro e i combattimenti e gli attentati avvengono ovunque all’improvviso. Le sanzioni internazionali imposte alla Siria e il taglio delle forniture intorno alla città, hanno fatto aumentare i costi di tutti i prodotti, dalle medicine all’acqua”.

Minacciato perché contro l’estremismo religioso. Jalbout nel conflitto siriano ha perso amici e familiari: “Alcuni sono morti, altri sono stati arrestati e diversi sono stati rapiti”. Tanti familiari “ora sono scappati all’estero per richiedere asilo nelle nazioni europee”. Il giovane avvocato ha perso anche il lavoro ed è stato più volte minacciato. “Il mio lavoro come avvocato è ancora fermo e sono stato minacciato molte volte perché sono contro l’estremismo religioso”.

Gruppi radicali incoraggiati dall’interesse internazionale. Secondo l’avvocato il conflitto in atto in Siria è cambiato con l’interesse internazionale che “ha incoraggiato l’arrivo di veri e propri terroristi, gruppi radicali che vogliono trasformare la Siria nell’attuale Afghanistan”. “Questi gruppi (salafiti, ndr) – conclude Jalbout - hanno fatto perdere i valori di chi inizialmente chiedeva un cambiamento pacifico”.

Fabio Polese – Agenzia Stampa Italia

 

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