(ASI) La giornalista Maria Rosa Borri scrive a Papa Francesco sulla mia personale esperienza a Medjugorje.

 Caro Papa Francesco,

sono una giornalista cristiana di Domodossola, che ha riscoperto la bellezza e l'importanza del rito comunitario e della figura del sacerdote, trovando Gesù Eucarestia, grazie a Medjugorje. E' per questo che mi sento in dovere di scriverLe: per raccontare brevemente la mia testimonianza di come Gesù è entrato per la prima volta nel mio cuore, grazie al ricevimento della Santa Eucarestia il 1° luglio 2008, quando avevo 45 anni, proprio a Medjugorie, dove mi ero recata per il mio primo pellegrinaggio.
Non ero andata in Bosnia Erzegovina per vedere i veggenti o il sole che gira, ma per capire e respirare l'aria di pace di cui mi parlava mio padre al ritorno da ogni pellegrinaggio, che aveva iniziato a compiere dal 2000 fino all'anno prima della sua morte, avvenuta nel 2007. L'ultimo desiderio di mio padre prima di ammalarsi gravemente fu quello di andare a Medjugorje: quando la valigia era già pronta sul letto, le prime avvisaglie della malattia gli impedirono purtroppo di partire.
Un anno dopo la sua morte, decisi di fare io quel viaggio, non per curiosità e neppure per rafforzare la mia fede, che da alcuni anni era tornata a vivere in me, ma semplicemente per comprendere perché Medjugorje avesse attirato mio padre per così tanti anni. All'epoca, infatti, io frequentavo la Chiesa e partecipavo alla Messa, ma né io né mio fratello potevamo prendere la Comunione, poiché i nostri sacramenti si erano fermati al Battesimo.
Bisogna sapere infatti che la mia famiglia nel periodo della mia adolescenza si era allontanata dalla Chiesa, pur continuando però a pregare. Poi un giorno, senza un motivo particolare, abbiamo ripreso a partecipare al rito comunitario, del quale sentivamo sempre la mancanza; tuttavia noi due fratelli non potevamo ricevere sacramentalmente Gesù.
Sul pullman che in quella primavera mi portava a Medjugorje lessi la guida del pellegrino. Mi colpì in particolare la frase che in sintesi diceva che non si capiva il senso del pellegrinaggio, se non si faceva la Confessione. Quella frase aprì un varco nel mio cuore, già destinato a permettere l'ingresso a Gesù. Decisi dunque di confessarmi dal sacerdote che guidava il gruppo. Al termine della Confessione, avvenne quello che a distanza di anni mi pare un "miracolo": il sacerdote, con mia grande sorpresa, mi disse che potevo fare la Comunione. Così fu proprio a Medjugorje che ricevetti il Sacramento dell'Eucarestia, semplicemente accodandomi alle migliaia di pellegrini in attesa all'altare.
In una pausa durante il viaggio di ritorno, in Croazia, la Messa celebrata per il gruppo fu dedicata proprio alla festa della mia Prima Comunione, arricchita dalle lettere, dai biglietti di auguri e dai doni da parte dei pellegrini, che avevano vissuto con me quel forte momento di spiritualità.
Dal 2008 ogni anno vado a Medjugorje, per rivivere quella gioiosa ricorrenza. Nel 2009 ricevetti la Cresima al Sacro Monte Calvario di Domodossola, avendo come madrina una mia collega della Stampa Diocesana Novarese, e nello stesso giorno anche mio fratello, all'età di 52 anni, ricevette i Sacramenti della Comunione e della Cresima. Da allora recito il Santo Rosario tutti i giorni e cerco di mettere nelle mani del Signore le azioni della mia giornata; inoltre faccio parte di un gruppo di preghiera che è stato ricevuto da Lei in udienza generale con il sindaco della città di Domodossola il 18 febbraio 2014.
Ora, come tanti altri pellegrini della diocesi di Novara, resto anch'io in attesa del Suo pronunciamento sui fatti di Medjugorje.
La saluto caramente e, come spesso Ella richiede, la ricordo nelle mie preghiere.

Maria Rosa Borri

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