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(ASI)Dalla Sardegna del 1951 alla Sardegna di oggi, passando per Saponara: cosa è cambiato? Oggi sono cinque giorni da quello che i meteorologi hanno definito (correttamente) durante le previsioni il fenomeno che si stava abbattendo sulla Sardegna come "Ciclone Mediterraneo". Molti siti fai da te e una parte dei mass media, non conoscendo la terminologia meteorologica, (o peggio ancora per fare sensazionalismo ed aumentare il numero dei click)hanno generato confusione nella popolazione associando tale evento (piuttosto frequente nel mediterraneo anche se non, per fortuna, con questa forza) con lo stesso che ha colpito recentemente e in modo devastante le Filippine o peggio ancora con i tornado (vortici di immensa violenza ma di limitatissima estensione) che hanno devastato proprio in questi giorni gli Stati Uniti, inducendo ad assumere comportamenti scorretti se finalizzati al fenomeno. La cattiva o l'errata comunicazione, anche durante le fasi di emergenza e la totale assenza di formazione sul da farsi durante le fasi critiche, ha peggiorato il bilancio di un fenomeno che, per quanto estremo, non è stato unico. Senza scomodare gli eventi degli ultimi anni, la stessa Sardegna, nell'autunno del 1951, è stata oggetto di precipitazioni molto più intense: caddero fino ad oltre 500mm di pioggia in 24 ore, 1000 in due giorni e 1400 in tre giorni.

Oggi sono due anni dall'alluvione di Saponara. Sono Sette anni dall'alluvione di Vibo Valentia, in Calabria, che poi si è ripetuto ai primi di gennaio del 2010. Nell'ottobre 2009 ci sono state le frane  di Giampilieri, a Messina. Nei primi giorni di novembre 201o c'è stato l’alluvione, con la piena del Bacchiglione, che ha sommerso Vicenza e la Bassa Padovana. Il 25 ottobre 2011 sono state colpite le Cinque terre e pochi giorni dopo, il 4 novembre, si è ripetuta la stessa cosa a Genova. Nel

frattempo: cosa è cambiato in peggio? La devastazione del territorio ad opera dell'uomo a seguito di un'espansione urbanistica selvaggia e non rispettosa delle indicazioni che ci vengono date dalla lettura attenta del territorio. Riguardo alle costruzioni basterebbe applicare le norme riguardanti la pianificazione che non sono dei vincoli inutili, ma strumenti importanti per la corretta gestione della sicurezza del territorio e dei cittadini

Ecco perché, da volontari di un sistema, che è quello della Protezione Civile, ma anche come cittadini attivi di ogni singola comunità, facciamo appello alla responsabilità di tutti, da tutti i punti di vista.

- Carmine Lizza, geologo, responsabile Protezione Civile Anpas nazionale

 

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ANPAS, fondata nel 1904 a Spoleto, è una delle più grandi associazioni nazionali di volontariato in Italia: attualmente vi aderiscono 875  Pubbliche Assistenze con 238 sezioni, presenti in tutte le regioni italiane che operano nell’emergenza sanitaria, nelle attività sociosanitarie, di protezione civile e di solidarietà internazionale. Si avvale di 2700 ambulanze e 500 mezzi di protezione civile, ma soprattutto della partecipazione di 100.000 volontari attivi e di 700.000 soci sostenitori.

 

 

 

 

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