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(ASI) Lettere in Redazione. Roma - John Pierot Morgan  è stato uno dei più importanti banchieri americani. Visse (e operò) a cavallo tra il XIX e il XX secolo e la sua fama arriva fino ai nostri giorni grazie alla sua genialità nella gestione delle crisi, fossero esse di sistema come il “panico del 1907“ o delle “semplici” crisi aziendali come quando organizzò la fusione di alcune aziende creando la General Electrics . Del resto la bravura del banchiere consiste proprio nell’individuare il rischio e nel saper prevenire/gestire le crisi.

A fare il banchiere nei periodi in cui il ciclo è positivo sono capaci - più o meno - tutti: forse perfino i banchieri italiani e – per l’appunto - i banchieri newyorkesi della JPMorgan Chese eredi del mitico “zio Pierpont“!

Sfortunatamente questa fase storica non sarà ricordata per il suo ciclo economico positivo e quindi i banchieri di JPMorgan hanno mostrato la loro pecca più grave: essere dei banchieri da vacche grasse a differenza del loro “antenato” che ha fatto le sue fortune con le vacche magre. Qualche giorno fa la banca fondata da zio Pierpont ha dovuto ammettere di aver sbagliato alcune operazioni su titoli derivati incassando una perdita monstre di due miliardi di dollari. Il fatto è che tutti hanno imparato a non fidarsi troppo di ciò che dichiarano gli uffici stampa visto che a questo genere di esternazioni da parte delle banche sono sempre seguite rettifiche peggiorative dello squarcio apertosi nei bilanci. Anche in questo caso parrebbe così, infatti la banca ha dovuto ammettere che la perdita può arrivare a 5 miliardi nel corso dell’esercizio. Ci si può fidare a questo punto? Parrebbe proprio di no.

Cito testualmente da un articolo del Sole 24Ore: “E quel rischio minaccia di rivelarsi sempre più vasto e ramificato: accanto alle fallite scommesse nei derivati sul credito la divisione sotto accusa, il Chief Investment Office (Cio), avrebbe accumulato un portafoglio di cento, forse 150 miliardi di dollari in titoli che potrebbero rivelarsi «tossici», dagli Abs, Asset backed securities, a prodotti strutturati, ovvero investimenti simili a quelli che nel 2008 scossero il sistema finanziario.”.

Se quanto riportato dal Sole24Ore (a sua volta ripreso dal Financial Times) fosse confermato saremmo di fronte ad una notizia bomba che fa impallidire le già poco confortanti notizie provenienti da Atene. Lisbona e Madrid, per i seguenti motivi:

  • La perdita non è dovuta solo a scommesse sbagliate sui derivati;
  • La banca ha un enorme portafoglio di titoli tossici (anche se fosse confermata l’ipotesi minimale di 100 miliardi di dollari);
  • E’ sufficiente anche una svalutazione media di questo portafoglio molto bassa per generare perdite ingenti. Un misero – 5% causerebbe una perdita di 5 miliardi di dollari.

Ma le brutte notizie non finiscono qui: innanzitutto è lecito domandarsi se JPMorgan sia l’unica banca ad avere ripreso il commercio dei titoli tossici, se così fosse sarebbe veramente strano, anche perchè se la banca newyorkese li ha acquistati qualcun altro li ha venduti. Non solo, JPMorgan è una banca too big to fail. quindi una sua debacle causerebbe un terremoto di natura sistemica.

Amaramente viene da aggiungere che qualora queste ipotesi fossero confermate – dopo aver tentato di nasconderle in tutti i modi, si capisce – gli stati hanno sfasciato i loro bilanci inutilmente. Non vi è stato alcun cambiamento nella condotta moralmente azzardata da parte dei banchieri.


Lettera Firmata

Fonte: http://zeroconsensus.wordpress.com/2012/05/21/la-nemesi-colpisce-jpmorgan-chase/ 

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