(UNWEB) Dichiarazione di Antonio Misiani, responsabile Economia del Partito DemocraticoLa decisione della Procura di Milano di disporre il controllo giudiziario per Deliveroo, dopo il caso Glovo, è un fatto gravissimo che non può lasciare indifferenti. Parliamo di migliaia di rider che secondo l'impianto accusatorio avrebbero lavorato per anni con compensi nettamente inferiori rispetto alla soglia di povertà e ai minimi della contrattazione collettiva. Una condizione che, se confermata, viola non solo le leggi sul lavoro ma l'articolo 36 della Costituzione, che garantisce a ogni lavoratore una retribuzione sufficiente ad assicurare un'esistenza libera e dignitosa.
Siamo di fronte a un modello che ha scaricato tutto il rischio d'impresa sui lavoratori, qualificati formalmente come autonomi ma sostanzialmente eterodiretti, sottoposti ad algoritmi e penalizzazioni. Tutto questo non è innovazione: è sfruttamento.
Il lavoro della magistratura e l'azione degli organi ispettivi sono molto importanti, ma le istituzioni non possono limitarsi a rincorrere le emergenze giudiziarie. Serve una risposta politica chiara e strutturale. Il governo metta da parte i suoi pregiudizi ideologici: non è più rinviabile l'approvazione di una legge sul salario minimo legale che impedisca compensi sotto la soglia di dignità e chiuda le zone grigie in cui proliferano contratti pirata e finte partite IVA. In secondo luogo, occorre rafforzare le tutele per il lavoro tramite piattaforma, garantendo diritti, coperture assicurative, contribuzione piena e rappresentanza sindacale. Vanno infine potenziati i controlli e le sanzioni contro il caporalato digitale, perché lo sfruttamento non cambia natura solo perché avviene tramite un'app.
Non possiamo accettare che nel cuore di una grande economia europea si consolidino modelli fondati su paghe da fame e precarietà strutturale. La transizione digitale deve andare di pari passo con la giustizia sociale.
La legalità e la dignità del lavoro non possono essere variabili dipendenti dei margini di profitto.




