Vietnam 2025: un’economia in forte slancio tra crescita record, rischi globali e riforme storiche

(ASI) Nel febbraio 2025, il Vietnam si conferma come uno dei protagonisti emergenti più dinamici del panorama economico asiatico. Dopo aver chiuso il 2024 con una crescita del PIL del 7,09% — tra le più alte del continente — il governo vietnamita ha rivisto al rialzo il target di crescita per il 2025: almeno l’8%, rispetto al precedente range del 6,5-7%. Una scommessa ambiziosa, sostenuta da un mix di crescita industriale, slancio dell’export e riforme strutturali profonde.

Nel solo mese di febbraio 2025, il Vietnam ha registrato esportazioni per 31,11 miliardi di dollari, con un aumento annuo del +25,7%, spinto da settori chiave come elettronica, smartphone, tessile e prodotti agricoli. Il mercato statunitense ha assorbito quasi un terzo delle esportazioni, mantenendo un avanzo commerciale record con gli USA di oltre 123 miliardi di dollari nel 2024.

Anche la produzione industriale è cresciuta del +17,2% su base annua, grazie al recupero della manifattura e all’afflusso costante di investimenti diretti esteri (FDI), con una previsione di 28 miliardi di dollari di FDI nel 2025. Si segnalano in particolare progetti infrastrutturali strategici come:

  • la ferrovia ad alta velocità Hanoi-Ho Chi Minh City (8 miliardi di dollari),
  • la linea ferroviaria per il trasporto merci verso la Cina,
  • impianti nucleari e nuove reti metropolitane a Ho Chi Minh City e Hanoi.

Il commercio al dettaglio ha registrato un incremento del +9,4% su base annua, segnale di una progressiva ripresa della domanda interna. Questa è sostenuta da politiche fiscali espansive come la proroga della riduzione dell’IVA del 2% fino a fine anno.

Tuttavia, persistono disuguaglianze: le PMI orientate al mercato interno faticano a tenere il passo con le imprese esportatrici. La burocrazia, i ritardi negli investimenti pubblici e la fragilità del settore immobiliare — nonostante le nuove leggi varate nell’agosto 2024 — restano fattori frenanti.

La strategia del governo punta a sostenere la crescita non solo con grandi opere e incentivi fiscali, ma anche attraverso riforme istituzionali radicali. La più rilevante è la fusione di quattro ministeri e l’eliminazione di una agenzia ministeriale, che coinvolgerà circa 100.000 lavoratori pubblici. Questo “snellimento” punta a ridurre il peso della burocrazia e migliorare l’efficienza dello Stato.

Altri interventi includono:

  • Aumento dell’investimento pubblico a 875 trilioni di dong (46 miliardi di dollari), +28% rispetto al 2024;
  • Ampliamento del deficit fiscale al 4-4,5% del PIL, per finanziare le nuove misure;
  • Riforme normative per attrarre investimenti privati e accelerare l’innovazione, inclusa la liberalizzazione del mercato Internet satellitare (apertura a operatori come Starlink di SpaceX).

L’inflazione si mantiene gestibile: il CPI a febbraio 2025 è +2,91% su base annua, con un’inflazione core al 2,87%. Tuttavia, il Parlamento ha innalzato il tetto di inflazione previsto al 5%, a fronte delle pressioni derivanti da investimenti massicci, aumento della domanda interna e volatilità dei prezzi energetici.

Il Vietnam è consapevole dei rischi che derivano dalla sua forte dipendenza dalle esportazioni. L’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump ha già imposto nuovi dazi sull’acciaio vietnamita, e ulteriori tariffe potrebbero colpire altri settori. Anche la debolezza della domanda cinese rappresenta un fattore di rischio per un paese che esporta verso Pechino quasi quanto verso Washington.

Per raggiungere l’obiettivo di nazione ad alto reddito entro il 2045, il Vietnam dovrà mantenere tassi di crescita vicini al 10% per almeno un decennio, secondo molti economisti.

La strategia del governo prevede quindi:

  • Rafforzamento della diplomazia economica (“bamboo diplomacy”) per bilanciare i rapporti tra Cina, USA e Russia;
  • Accelerazione della transizione digitale ed ecologica, con una digital economy attesa a 52 miliardi di dollari entro fine anno;
  • Rilancio del settore immobiliare e contenimento dei crediti deteriorati nel sistema bancario.

Tommaso Maiorca – Agenzia Stampa Italia

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