(ASI) San Francisco - L’accordo tra il colosso di Mountain View e MasterCard nasce dal programma “Store Sales Measurement” che lo stesso Google ha annunciato nel corso del 2017, ottenendo l’accesso, tramite i suoi partner, ben il 70% delle carte di credito e debito.

 I dati provenienti dall’industria finanziaria, offrono agli strumenti di Google per gli inserzionisti un vantaggio notevole rispetto ai prodotti di rivali dell’advertising digitale come Facebook e, soprattutto, il colosso dello shopping online, Amazon.

Google, che ha un introito pubblicitario di circa 95,4 miliardi di dollari cresce stabilmente a tassi annui del 20%. Con questi numeri, davvero impressionanti, il motore di ricerca più grande del mondo, ha l’accortezza di preoccuparsi nel tenere il passo e non farsi raggiungere dai suoi competitors.

Facebook, non resta certamente a guardare e ha avviato già da tempo un corteggiamento mirato all’industria finance: secondo alcune indiscrezioni, il colosso di Menlo Park, sta trattando i dati dei consumatori con alcune banche, per avere accesso a informazioni sugli stili di consumo dei loro clienti.

Il sistema messo a punto da Google è il seguente:

Un utente visiona un annuncio di un prodotto online, clicca sulla pubblicità e viene rimandato sul sito che lo promuove, senza però concludere l’acquisto. Google tiene traccia del comportamento dell’utente.

In un secondo momento l’utente entra in un negozio fisico, vede il prodotto che aveva visto nella pubblicità online e lo compra, effettuando la transazione con la sua MasterCard. L’inserzionista che ha gestito il veicolo pubblicitario, viene ovviamente ricompensato da Google. Il sistema si conclude, solo nel caso in cui gli utenti abbiano visto le pubblicità mentre erano collegate al loro account Google, e solo se viene effettuato l’acquisto fisico, entro 30 giorni dalla visualizzazione della pubblicità online.

Per quanto concerne i dati già acquisiti da Google, l’azienda chiarisce che sono tutti dati cifrati e resi anonimi, in quanto viene utilizzata una tecnica a doppia cifratura che fa sì che né Google né i suoi partner commerciali possano visionare questi dati con i nomi dei clienti e con i numeri delle loro carte dei credito.

"Prima di lanciare questo prodotto in versione beta lo scorso anno, abbiamo sviluppato una nuova tecnologia di crittografia in doppio cieco che impedisce sia a Google sia ai nostri partner di visualizzare le informazioni personali identificabili degli utenti. Non abbiamo accesso a nessuna informazione personale dalle carte di credito e di debito dei nostri partner, né condividiamo alcuna informazione personale con i nostri partner. Gli utenti Google possono fare opt out in qualsiasi momento utilizzando gli strumenti gestione Attività Web e App".

L’associazione Electronic Privacy Information Center (EPIC), ha però  sottolineato che MasterCard non ha mai opportunamente avvisato i suoi 2 miliardi di utenti, sulla possibilità che i dati sui loro acquisti potessero essere venduti a Google per questo tipo di attività, seppure in forma aggregata.

Inoltre, resta molta perplessità su quanti dati personali i colossi del web come Google e i suoi partner possano utilizzare i dati per il loro profitto.

Proprio su questo punto, sembrerebbe che l’accordo tra le due aziende, riguardi non solo i dati ma anche, ovviamente la possibilità di spartirsi i proventi derivanti dalla pubblicità.

Per quanto riguarda la GDPR e le normative sul settore, i gruppi Internet Association e BSA-Software Alliance hanno presentato una proposta di un quadro normativo nazionale che si snoda in dieci punti, tra cui data portability, che permetterebbe ai consumatori di portare con sé le loro informazioni personali da un provider all’altro, dove però sussiste l’obbligo da parte dei  provider di informare l’utente sugli scopi per cui i dati sono raccolti e di ottenere a sua volta il consenso esplicito all’utilizzo dei dati sensibili.

"Le persone non si aspettano che le cose comprate nei negozi fisici siano collegate a quelle comprate online, non c'è abbastanza informazione data ai consumatori su cosa stanno facendo e che diritti hanno", queste le dichiarazioni di Christine Bannan, Consumer Privacy Counsel di Electronic Privacy Information Center (EPIC).

In Italia, ad intervenire sulla questione dopo la notizia diffusa da Bloomberg  è stato il Codacons che in un comunicato stampa afferma di escludere al di là di ogni dubbio il coinvolgimento di clienti italiani nello scandalo che sta prendendo forma in queste ore, e chiede al Garante della Privacy di intervenire in questo senso.

Qualche settimana fa anche Unicredit, si è mossa in merito alla situazione, decidendo di interrompere qualsiasi interazione con Facebook, giudicando il social network "non etico".

Al momento, c’è da dire che Google, ha sperimentato il suo nuovo servizio su un numero ristretto di clienti negli Stati Uniti, in attesa di verificarne l’efficacia e l’affidabilità. Il sistema potrebbe però, fornire all’azienda una nuova potente risorsa per rafforzare ulteriormente la propria presenza nel settore della pubblicità online.

 

Edoardo Desiderio – Agenzia Stampa Italia

 

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