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(ASI) La contrazione dei consumi rilevata dall’Istat (la decima flessione tendenziale consecutiva) rappresenta un grave segnale di allarme che il Governo non può più ignorare.

La realtà ha superato ormai ogni previsione più nera: la riduzione dei consumi nel settore alimentare, vale a dire quello che per definizione per ultimo viene intaccato in una situazione di crisi, ha raggiunto quota -4,5% rispetto allo scorso anno.

Una percentuale che equivale ad una diminuzione della spesa alimentare di una famiglia composta da 3 persone di 302 Euro annui, oltre metà di quanto tale famiglia spende per l’alimentazione in un mese.

Per non parlare della contrazione complessiva della spesa registrata nel biennio 2012-2013 che, secondo le stime dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, in tutti i settori, ha raggiunto quota -52 miliardi di Euro.

“Di fronte ad una situazione di questo genere, aumentare l’IVA (adesso o fra tre mesi) è una vera e propria azione irresponsabile, che avrebbe effetti disastrosi per le famiglie e per l’intera economia.” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti.

Come ribadiamo da tempo, infatti, non bisogna pensare unicamente agli effetti (già di per sé drammatici) che l’incremento dell’imposta sul valore aggiunto avrebbe sui prezzi e sulle tariffe, ma bisogna considerare anche le gravi ricadute indirette di tale misura.

L’aumento dell’IVA, infatti, determinerà un incremento dei costi dei carburanti, agendo così da moltiplicatore dei prezzi (non dimentichiamo che oltre l’86% dei beni è trasportato su gomma). Questo non potrà che influire sul rialzo delle tariffe praticate da artigiani e professionisti e sugli “inevitabili” arrotondamenti nell’intermediazione, nonché sull’incremento dei costi energetici sostenuti dalle imprese.

Per evitare tali ripercussioni, che determinerebbero una ulteriore contrazione dei consumi e, quindi, della produzione, è fondamentale eliminare definitivamente l’aumento dell’IVA.

 

 

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