(ASI) Si facevano chiamare i Santo&Johnny e le loro canzoni hanno dominato il panorama musicale internazionale degli anni Sessanta e Settanta. Buona musica e note esotiche dalle corde pizzicate della steel guitar, la chitarra hawaiana protagonista delle colonne sonore di tante pellicole in b/n dall'odore di brillantina e di fumo delle Gitanes.
Johnny Farina è il più piccolo del duo scioltosi nel '76. Ha continuato ad esibirsi per anni; ieri sera il suo stile travolgene ha investito il foro annonario di Senigallia. Ha appena terminato un'esibizione impegnativa ed è visibilmente euforico e provato nel contempo. Domande e risposte veloci, molto senso dell'umorismo e una scarica di adrenalina addosso sorprendente in un artista che, a settant'anni suonati, mostra più energia, slancio e genuinità di tanti 'colleghi' più giovani.
Johnny è la tua prima volta in Italia? No, venni anche in un'altra occasione ma credo che tu non fossi ancora nato. Era il 72/73 e mi esibii proprio nella zona di Ancona.
Era forse il Piranha disco club*? Dove nei '70 si esibì anche Donna Summer? Non ricordo bene ma il nome non mi è nuovo. Sì, mi pare. Che impressione ti ha fatto questo evento estivo? Qualcosa di grandioso credimi. Sono molto impressionato dal clima di festa che regna a Senigallia.
Il tuo strumento è molto particolare... Sì, uno strumento che 'viene da lontano', partecipe di grandi successi come il brano de Il Padrino, Disco d'oro 1973. Insomma un compagno di viaggio col quale ho fatto molta strada.
Quali i tuoi musicisti preferiti? Miller, Ellington... Sì loro senza dubbio. Ma se ti dicessi Mick Jagger (ride) cosa penseresti?
Penserei ad una bella Satisfaction... Tornerai nel Bel Paese? Me lo auguro proprio, anzi spero mi richiamino proprio qui a Senigallia.
Marco Petrelli Agenzia Stampa Italia
*Storico locale di Falconara Marittima chiuso nei primi anni Duemila
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