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(ASI) La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a nove anni e quattro mesi di reclusione all’agente scelto della polizia di stato Luigi Spaccarotella per l’omicidio di Gabriele Sandri, ucciso con un colpo di pistola l’11 novembre del 2007 nell’area di servizio autostradale di Badia al Pino (Arezzo).

La sezione penale di Cassazione “ha confermato che l’uccisione di mio fratello è stato un atto volontario, seppure con la responsabilità del dolo eventuale e questo verdetto rispecchia il diritto e la realtà dei fatti”. Così Cristiano Sandri, fratello di Gabriele, ha commentato la sentenza e ha aggiunto: “non è il discorso dell’anno in più o in meno di carcere, l’importante è che il principio di diritto sull’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge sia stato rispettato”.

Il sostituto procuratore generale Francesco Iacoviello aveva chiesto la conferma della condanna dell’appello, pari a nove anni e quattro mesi di reclusione. Per Iacoviello si trattò di omicidio volontario e non colposo come invece avevano ritenuto i giudici di primo grado. Con la volontarietà dell’atto, finalmente, Gabriele Sandri ha avuto giustizia. Una giustizia che il “popolo di Gabbo” chiedeva a gran voce nonostante i muri di gomma e gli inventori di menzogne che si erano creati intorno alla vicenda.

Il padre di Gabriele, Giorgio Sandri, con la compostezza che lo ha sempre contraddistinto ha commentato: “ho sempre avuto fiducia nella giustizia e voglio dire grazie a tutta la gente che c’è stata vicino fino a questo momento. Ho avuto un solo momento di scoraggiamento quando è stata emessa la sentenza di primo grado che era raccapricciante. Ma ora le cose sono andate come dovevano andare – e ha proseguito - questo verdetto ha dimostrato che la legge è uguale per tutti. Personalmente non ho alcun desiderio di vendetta ma la verità ha avuto difficoltà ad emergere. In questi anni il sostegno dei cittadini e del “popolo di Gabriele” mi ha aiutato ad andare avanti. Da domani desidero continuare a dedicarmi alla famiglia e alla Fondazione Sandri”.

Riccardo Noury, portavoce della Sezione Italiana di Amnesty International ha affermato: “la sentenza odierna della Corte di cassazione sull'omicidio di Gabriele Sandri è la conferma definitiva sul piano giudiziario di un grave episodio che chiama in causa le responsabilità delle forze di polizia italiane circa l’uso delle armi da fuoco e della forza. Questa sentenza, come altre precedenti, deve interrogare le autorità italiane in merito alla formazione e al comportamento degli agenti di polizia e alla loro responsabilità circa la protezione delle persone – e ha aggiunto - le autorità italiane devono dare attuazione alle raccomandazioni degli organismi internazionali per prevenire ulteriori tragici casi del genere”.

Con la sentenza di oggi, è stata fatta giustizia. Una giustizia che molti italiani aspettavano da tempo. Per Gabbo e per tutte le vittime degli abusi di potere.

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