(ASI) Spoltore (Pe) - In un’epoca dominata dall'iper-connessione e dalla rapidità digitale, esiste un passato che rischia di svanire per sempre: quello delle nostre radici più profonde. In Abruzzo, così come in molte altre regioni d’Italia, la società agro-pastorale di un tempo affidava l'intera sua memoria alla parola e al gesto.
In un contesto in cui l'analfabetismo era la norma, la comunicazione figurativa e orale non era un semplice passatempo, ma il pilastro fondamentale per la trasmissione della conoscenza.
I canti popolari non erano solo musica: rappresentavano il "battito cardiaco" della comunità. Accompagnavano le grandi ricorrenze, scandivano i riti sacri e profani e alleviavano la fatica nei diversi momenti della giornata lavorativa nei campi o sui tratturi. Erano l'espressione più pura, spontanea e viscerale della cultura e della tradizione popolare.
Un patrimonio a rischio: la perdita della memoria e la "mutazione" biologica
Oggi, purtroppo, gran parte di questo immenso patrimonio è andato perduto. Il declino di questa tradizione non è dovuto unicamente all'inesorabile scorrere del tempo e alla perdita della memoria storica, ma a un fattore tanto curioso quanto drammatico: una vera e propria modifica antropologica e biologica delle corde vocali.
Il cambiamento degli stili di vita, l'abbandono di determinati lavori usuranti all'aperto e la fine di quel modo di comunicare hanno fatto sì che l'uomo moderno perdesse, in molti casi, la capacità fisica di raggiungere quelle specifiche e aspre tonalità canore, tipiche dei canti a distesa o dei lamenti tradizionali.
Il ponte tra passato e futuro: la magia del QR Code
A salvare dall'oblio queste voci ancestrali ci ha pensato l'etnomusicologo Domenico Di Virgilio con la sua opera "Canti d'Abruzzo".
Il volume custodisce un tesoro inestimabile: le registrazioni sul campo effettuate dall'autore negli anni Ottanta e Novanta del Novecento, l'ultimo scampolo di un'era in cui era ancora possibile intercettare i testimoni diretti di quel mondo.
La vera rivoluzione dell'opera sta nell'aver saputo coniugare la ricerca storica con le nuove frontiere della digitalizzazione. Grazie all'inserimento di pratici QR Code tra le pagine del libro, il lettore non deve fare altro che inquadrare il codice con il proprio smartphone per tornare indietro con la macchina del tempo.
Con "Canti d'Abruzzo", in qualsiasi momento e in qualunque luogo, quelle voci arcaiche, potenti e genuine tornano a risuonare libere, restituendoci l'anima più autentica dell'Abruzzo antico. Un’operazione che non è solo nostalgia, ma un atto di fiera resistenza culturale.
Video: https://youtu.be/NNTv2RKLw-0?is=FljZ_yUF7IDa2gWR
Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia



