(ASI) Ortona – Il 28 dicembre ricorre il 73° anniversario della fine di uno degli episodi più sanguinosi della Seconda Guerra Mondiale in Italia: la battaglia di Ortona, svoltasi dal 20 al 28 dicembre 1943, fra l'esercito canadese, comandato dal generale Chris Vokes e quello tedesco agli ordini del Generale dell'aeronautica (Luftwaffe) Richard Heidrich.

Ortona (Ch), scalo adriatico, rappresentava dal punto di vista tattico – strategico la cerniera orientale della cosiddetta Linea Gustav, ideata dal Feldmaresciallo Kesserling per fermare l'avanzata degli Alleati in Italia, pertanto la conquista della città era di fondamentale importanza.

I media americani e inglesi avevano dato una importanza enorme, eccessiva alla conquista di Ortona, poiché per dare una dimostrazione di forza militare ai Russi, gli Alleati volevano avere anche loro una importante vittoria militare, una loro Stalingrado.

Proprio per questo motivo e per fiaccare il morale degli Alleati, Hitler decise di difendere strada per strada, casa per casa, l'importante centro urbano della Provincia di Chieti, con truppe che avevano già combattuto in Russia.

Difatti, lo scontro fu così sanguinoso che Ortona venne definita da Wiston Churchill la “Stalingrado d'Italia”.

 

A tal proposito, ecco qui di seguito una breve analisi di questo importante avvenimento della storia militare:

LE TRUPPE IN CAMPO

I Canadesi schieravano una brigata dotata di carri Sherman. Di fronte all'offensiva Alleata, il comando militare tedesco decise di schierare due battaglioni di truppe scelte, dei veterani, come quelli della 90° Panzergrenadier e la Prima Divisione Paracadutisti (Fallschirmjager Division), i famigerati “diavoli verdi”.

LE FASI DELLA BATTAGLIA

Quando il 3 dicembre l'esercito degli Alleati, dopo aver conquistato Fossacesia, Lanciano e San Vito Chietino vincendo la battaglia del Sangro, raggiunse la riva del fiume Moro e il confine del Comune di Ortona, il generale canadese Chris Vokes decise di portare avanti una tattica a tenaglia tesa a chiudere in una morsa stritolante i Tedeschi che occupavano il più grande porto abruzzese, tramite due direttrici di attacco: la prima tesa ad attraversare il Fiume Moro per controllare la via di accesso alla città dalla costa, e la seconda diretta a Tollo, per avere il controllo della Statale Marrucina che collega la città marina all'entroterra.

Il 19 dicembre, dopo una forte resistenza, la città di Ortona viene cinta d'assedio dai soldati del Commonwealth, che velocemente avanzano fino a Piazza Vittoria, puntando verso Corso Vittorio Emanuele. Ma, quando la vittoria degli Alleati sembrava ormai cosa fatta, l'avanzata improvvisamente si arresta. Il genio militare germanico mette a punto una strategia tesa a logorare gli Alleati in una guerra urbana che è notoriamente la più difficoltosa per un esercito di fanteria.

Tutto ciò che capita in mano ai canadesi esplode e i cecchini tedeschi falcidiano le truppe nemiche come mosche. A questo punto, appare evidente la formidabile tattica tedesca: tutte le case sono state diroccate e minate, mentre i paracadutisti del generale Heidrich resistono in alcuni punti chiave in modo tale da costringere le truppe canadesi a passare allo scoperto lungo il viale principale.

I paracadutisti tedeschi della 1a Fallschirmjager division applicano le tecniche di guerriglia apprese sul fronte russo, cosi, ogni casa diventa una trincea, un fortino, mine antiuomo e anticarro vengono nascoste sotto le macerie e vengono usate anche cariche esplosive a scoppio ritardato, in modo tale che una volta che i canadesi occupano la postazione devono ritirarsi a causa dell'esplosione e delle conseguenti pesanti vittime subite. Spesso la snervante lotta senza esclusioni di colpi, diventa un vero e proprio corpo a corpo.

I combattimenti non si fermarono nemmeno a Natale, il 25 dicembre 1943 ci furono dei pesanti bombardamenti sulla costa da parte degli Alleati e i Paracadutisti della Prima Divisione tedesca rimasero impegnati da Ortona a Villagrande nel difendere le loro posizioni. Così i combattimenti nell'abitato di Ortona diminuirono d'intensità e in questo clima surreale, i Canadesi, riuscirono ad allestire anche il pranzo di Natale nella Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli. Le compagnie, consumavano a turno il seguente menù: minestra, maiale al miele, con contorno di ortaggi misti e torta natalizia (pudding). Ma tutti sapevano che pochi minuti dopo sarebbero dovuti tornare a combattere e a morire fra le macerie.

Il 27 dicembre le panzer division iniziarono a ritirarsi verso Nord. Ma, solo il 28 dicembre, il centro urbano di Ortona fu definitivamente conquistato dalle forze Alleate. I Tedeschi si ritirano verso il Castello Aragonese e il cimitero, dove opposero l'ultima resistenza, lasciando di fatto la città in mano ai Canadesi. Quel giorno,poche decine di combattenti germanici, chiesero la resa anche a causa del devastante incendio alla polveriera che aveva distrutto il castello di cui oggi purtroppo restano solo le imponenti mura.

L'improvvisa e frettolosa ritirata dei tedeschi fu dovuta all'arrivo di navi americane che cominciarono a bombardare le postazioni nemiche dal mare.

LE STATISTICHE DELLO SCONTRO

Lo scontro fu una vera e propria carneficina. Infatti, nella sola battaglia di Ortona le truppe canadesi ebbero 2340 caduti, a fronte dei 5900 complessivi di tutta la Campagna d'Italia (1943-45).

Le perdite tedesche, invece, compresi i soldati fatti prigionieri, ammontarono a circa 870 uomini, il numero non è preciso, perché ogni tanto in città vengono alla luce durante i lavori edili i poveri resti dei militari vittime di questa immane carneficina.

Ai soldati caduti, vanno sommati 1341 vittime civili. Il 95% degli edifici della città era stato reso inagibile, parzialmente o totalmente distrutto.

Attualmente, i resti mortali dei soldati canadesi e delle truppe del Commonwealth, riposano presso il “Moro River Canadian War Cemetery” (anche detto comunemente cimitero canadese) presso la frazione San Donato di Ortona, su una verde altura che domina il Mare Adriatico. Mentre, i caduti tedeschi, sono stati prima seppelliti nel cimitero comunale, per poi essere trasferiti nel 1959 a Cassino dove riposano tutti i morti tedeschi delle operazioni belliche nel centro – sud Italia.

ESITO DELLA BATTAGLIA DI ORTONA

Dal punto di vista tattico, sicuramente l'esito della battaglia di Ortona fu una affermazione degli Alleati, ma non dal punto di vista strategico, infatti Montgomery, Comandante Supremo delle forze Alleate sull'Adriatico, nelle sue memorie, non l'ha inclusa fra le sue vittorie.

Questo perché, in realtà dal punto di vista strategico, l'evento bellico è stata un successo dei Tedeschi che con un pugno di uomini erano riusciti ad arrestare l'avanzata dei nemici, provocandogli un alto numero di perdite fra uomini e mezzi, alleggerendo nel contempo la pressione dei bombardamenti sulle città tedesche.

Cristiano Vignali – Agenzia Stampa Italia

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