(ASI) L'Aquila - Venerdì 25 ottobre 2019 è stato proiettato nel "Palazzo dei Nobili", nel centro storico di L'Aquila, il docu - film "Ragazzi di Stadio, 40 anni dopo" del regista Daniele Segre,  a quasi quarant'anni di distanza dal suo primo lavoro cinematografico sul mondo ultras. "Ragazzi di Stadio" del 1980. 
Alla fine della proiezione si è tenuto nella sala un dibattito col giornalista Stefano Buda, il regista Daniele Segre e  il giornalista di Report Federico Ruffo che ha portato avanti recentemente delle inchieste su presunti legami fra il tifo ultras organizzato della Juve e la malavita. 
Il film, presentato anche alla 36esima edizione del ,"Torino Film Festival",  ripercorre con immagini presenti e passate la storia del fenomeno del mondo ultras in Italia, di pari passo con l'evoluzione sociale del Paese Italia, intervistando i capi ultras della curva bianconera della Juventus.
Alle recenti interviste fatte ai protagonisti del tifo bianconero da quarant'anni a questa parte, si alternano immagini e firmati a partire dagli anni Settanta, allorché il fermento delle piazze italiane legato alla stagione degli anni di piombo coinvolse anche le curve degli stadi italiani, dove come in Inghilterra e in altri paesi europei come la Germania, iniziarono anche in Italia a formarsi i primi movimenti ultras organizzati che raccoglievano gruppi connotati politicamente di stampo comunista o fascista e giovani in cerca di una identità per sfuggire spesso alla miseria morale e materiale del degrado di alcuni ghetti popolari depressi delle città italiane dell'Italia dell'industrializzazione fra povertà, ignoranza, criminalità e droga.
É proprio a partire dalla seconda parte degli anni Settanta che le curve italiane, da semplice base per il reclutamento di militanti per movimenti di lotta politica radicale extraparlamentare, diventano sempre un luogo extraterritoriale, dove la sovranità dello Stato non viene esercitata a pieno e dove vale la legge del gruppo con codici, gerghi e gerarchie ben precise.
Torino, come hanno raccontato nelle telecamere di Segre i diretti interessati, negli anni Settanta ebbe la formazione dei primi gruppi del tifo organizzato della Juventus che erano espressione della metropoli operaia di quegli anni in cui erano molto forti i movimenti di lotta  legati all'estrema sinistra radicale, come documentano le immagini tratte dal film "Ragazzi di Stadio" del 1980. 
Successivamente, le cose cambiarono e nel corso degli anni Ottanta gli ultras della Juve divennero una tifoseria sempre più di estrema destra e fra bandiere, scontri con gli altri gruppi rivali, sciarpe, striscioni e tamburi, di tanto in tanto veniva cantato qualche " me ne frego" che aveva preso il posto dei "Bella Ciao" e compagnia cantando.
Dalla seconda parte degli anni Ottanta, con l'affievolirsi della tensione politica nel Paese l'identità ideologica in molte curve resta (come in quella della Juve soggetto del film di Segre), ma a questa identità si associa quella cittadina che fa sfociare gli scontri fra gruppi in storiche rivalità campanlistiche in particolar modo nei derby (soprattutto nelle serie minori C e D, ma anche B e talvolta in serie A come nelle gare Juventus - Torino, Roma - Lazio, Perugia - Ternana, Pisa - Livorno, Giulianova - Teramo, Chieti - Pescara e tanti altri lungo lo Stivale) e di lotta al sistema della società moderna idealizzando la figura dell'ultras a quella di un cavaliere romantico che si scontra per onore, per ideali che vanno sempre più in contrasto con la freddezza materiale della società consumistica.
Il fenomeno ultras, nato negli anni Settanta, dopo il film "Arancia Meccanica", ha il suo boom negli anni Ottanta, si consolida nei Novanta e domina fino ai primi anni del Duemila il panorama calcistico italiano, finché gli introiti da stadio sono stati fondamentali per i risultati sportivi ed economici delle società calcistiche che in molti casi hanno foraggiato i gruppi, finanziando coreografie, trasferte, affidando loro il merchandising dei gadget della squadra e coprendo molte volte le loro attività ai limiti della legalità.
 L' "Ultranesimo"entra in crisi nelle serie maggiori col massiccio sviluppo della "Pay Tv" e la trasformazione dell'evento sportivo in spettacolo televisivo da vendere e nelle serie minori, col cambio della politica da stadio degli Stati europei che da prima in Inghilterra, poi in Italia,  decidono per ragioni di ordine pubblico di porre un argine al potere dei gruppi ultras con la repressione, le diffide, le severe pene inflitte e le campagne contro la cosiddetta "violenza negli stadi". Inoltre, negli ultimi dieci anni, hanno decretato un ulteriore limitazione per il fenomeno la crisi economica italiana che ha fatto venire sempre più meno la figura dell'ultras - lavoratore che da diligente cittadino solo in occasione delle partite da sfogo alle sue passioni da stadio, ma, anche lo sviluppo totalizzante dei social network che hanno distolto l'attenzione dei più giovani da fenomeni di aggregazione sociale di massa nei luoghi pubblici. 
A tal proposito, nel film di Segre, questa indagine antropologica viene fatta mettendo in luce con la lente di ingrandimento cosa c'è dietro i movimenti ultras della curva juventina, cosi i Drughi, storico gruppo ultras leader della curva bianconera, la cui sigla è.comparsa per la prima volta negli anni  Ottanta nella curva del vecchio Stadio Comunale di Torino, diventano il soggetto principale del film, ma anche i gruppi delle origini del tifo organizzato bianconero come i Panthers e i Fighters, raccontati direttamente dai protagonisti, i leader della curva della Juve. Ovviamente, non si può non parlare nel film della tragedia della finale di Coppa dei Campioni del 1985 all'Heysel che ha segnato inevitabilmente l'identità della tifoseria "gobba" che espone sempre in curva il drappo "+39" in onore delle vittime.
 Tutto ciò viene analizzato da Segre senza pregiudizi né tentativi di influenzare o strumentalizzare il messaggio che viene comunicato dai protagonisti di un fenomeno storico - sociale quale quello dei movimenti ultras che è sopravvissuto fino ai giorni d'oggi anche se sempre più marginalizzato socialmente e che secondo alcuni affonderebbe le sue origini, almeno in Italia nei combattimenti gladiatori nelle arene dell'antica Roma per onorare, all'epoca gli dei del "Pantheon", oggi il "dio del pallone" che negli ultimi anni pare però sempre più gradire le offerte di denaro dei grandi sponsor, ai sacrifici degli ultras per la loro passione. 
 
Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia

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