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Politica Estera

Economia e potere: la Cina affronta un nuovo ciclo di incertezza

Di Carlo Armanni 21 Aprile 2026 – 10:15 2 min di lettura

(ASI)  Il governo cinese guidato da Xi Jinping si trova a dover gestire una complessa fase, segnata da crescita più lenta rispetto agli standard degli ultimi decenni e da tensioni con le principali economie occidentali.

Tra le cause più importanti di questa delicata fase economica della Cina, si trova il settore immobiliare, comparto che negli anni aveva trainato una parte significativa dell’economia nazionale e incide in modo rilevante sul PIL. Tuttavia, il fallimento o la crisi finanziaria di grandi gruppi immobiliari ha ridotto notevolmente gli investimenti e di conseguenza ha indebolito la fiducia dei consumatori. 

Dopo anni di espansione sostenuta, Pechino ha introdotto delle restrizioni sul credito per contenere l’indebitamento progressivo delle imprese immobiliari. Questa scelta, avviata intorno al 2020, ha provocato una conseguente contrazione del settore. Negli anni successivi, tra il 2023 e il 2026, il governo è successivamente intervenuto con misure di sostegno mirate, ma tuttavia non è stato possibile tornare ai livelli del passato.

Contestualmente la Cina si trova anche ad affrontare un rallentamento delle esportazioni, legato fondamentalmente a una domanda globale più debole, ma anche alle tensioni commerciali con Stati Uniti ed Europa. In particolare, restano centrali le dispute su tecnologia e industria, con restrizioni occidentali su componenti avanzati. Questi strumenti rientrano nelle cosiddette politiche di controllo delle esportazioni, ossia delle vere e proprie limitazioni alla vendita all’estero di tecnologie, che sono considerate strategiche.

Inoltre a differenza di Europa e Stati Uniti, la Cina ha ridotto il costo del credito per sostenere l’economia, nel tentativo di rilanciare credito e attività economica. Tuttavia, l’effetto non è automatico, in quanto se la fiducia resta bassa, imprese e famiglie possono comunque scegliere di non indebitarsi, anche in presenza di tassi ridotti e molto favorevoli. Ed è proprio questo uno dei limiti osservati in Cina negli ultimi anni: la domanda di credito non è cresciuta in modo proporzionale agli stimoli forniti dalle politiche monetarie. 

La fase attuale dunque, rappresenta un passaggio di trasformazione per l’economia cinese. Il modello basato su investimenti massicci e export mostra segnali di rallentamento dovuti più a un adattamento, mentre il governo punta a una crescita più stabile e meno dipendente dal debito, mentre le incognite restano rilevanti sia per l’evoluzione interna sia per il contesto globale.

Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia 

Foto AI Sora su input Carlo Armanni

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