Segnali incoraggianti dall’economia cinese, la sfida alla congiuntura riparte dall’innovazione

Shanghai(ASI) Pochi giorni fa il Dipartimento Nazionale di Statistica della Repubblica Popolare Cinese ha diffuso i dati economici relativi al primo trimestre. Molti i segnali di ripresa sul fronte della domanda interna, del commercio estero e degli investimenti, ma l'aspetto più importante è sicuramente l'accelerazione dell'innovazione, con robotica e intelligenza artificiale sugli scudi. A questo proposito, Andrea Fais, collaboratore di ASI, è intervenuto su Radio Cina Internazionale (CGTN). Proponiamo qui di seguito la versione integrale dell'articolo.

Pubblicati pochi giorni fa, i dati economici relativi al primo trimestre hanno evidenziato una crescita del 5% per la Cina, in aumento rispetto al 4,5% dei tre mesi precedenti. Il risultato è tanto più rimarcabile alla luce del contesto internazionale, caratterizzato da conflitti e tensioni in diverse aree del mondo, alcune delle quali di alto valore strategico per la produzione e il commercio di beni, a partire dalle materie prime. A marzo, inoltre, l’indice PMI manifatturiero è tornato in territorio espansivo, cioè sopra la soglia dei 50 punti, con una forte ripresa dei nuovi ordini dall’estero e delle importazioni.

In uno scenario globale condizionato dai dazi, le cifre maggiormente significative giungono dal valore del commercio estero cinese, che per la prima volta in assoluto ha superato nel primo trimestre quota 11.000 miliardi di yuan, segnando una crescita del 15%, il dato più alto da quasi cinque anni a questa parte. Nello stesso periodo l’export è aumentato dell’11,9%, trainato da stampanti 3D (+119%), auto elettriche (+77,5%) e batterie al litio (+50,4%). L’esigenza di diversificare i partner commerciali ha quindi rafforzato – e non indebolito – la posizione del colosso asiatico sull’estero. Alla contrazione nell’interscambio con gli Stati Uniti si è infatti accompagnato un incremento dell’import-export con Paesi ASEAN e America Latina, in entrambi casi del 15,4%, Africa (+23,7%), UE (+14,6%) e Regno Unito (+13,1%).

L’aumento dei carichi lungo la rotta cargo ferroviaria China-Europe Railway Express mostra che il commercio coi mercati UE continua a crescere anche su rotaia: tra gennaio e marzo sono partiti per l’Europa ben 5.460 treni, in aumento del 29% su base annua, trasportando merci per un totale di 546.000 TEU, il 22% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Si tratta chiaramente di una piccola parte dei volumi complessivi, ancora trasportati prevalentemente via nave, ma quella terrestre resta in prospettiva un’alternativa su cui lavorare, insieme alla rotta artica, per ridurre il peso dei fattori di rischio legati all’instabilità del Golfo e del Mar Rosso.

Le vendite al dettaglio dei beni di consumo sono aumentate del 2,4% su base annua, evidenziando una graduale ma decisa ripresa della domanda interna, che ha contribuito alla crescita per l’84,7% del totale, quasi 30 punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’incremento delle importazioni di beni di consumo dall’estero (+5,4%) conferma la tendenza in atto e sembra suggerire uno slancio non occasionale né casuale bensì fondato su elementi strutturali.

Sul fronte degli investimenti, nel primo trimestre, quelli in capitale fisso sono aumentati dell’1,7%, con le infrastrutture che continuano ad espandersi costantemente su base annua (+8,9%). Gli investimenti nell’alta tecnologia registrano un incremento del 7,4% e si confermano tra i principali fattori trainanti della crescita cinese. Il focus sulle nuove forze produttive di qualità è ormai un leitmotiv nelle politiche economiche del governo in un Paese che ha già imboccato da quasi un decennio la strada della manifattura ad alto valore aggiunto e dei servizi collegati.

Lo sviluppo accelerato della robotica e dell’intelligenza artificiale (IA) ha modificato non soltanto la struttura produttiva ma anche il mercato occupazionale e le abitudini di consumo delle persone, dando vita a settori emergenti o integrando nuove tecnologie all’interno dei comparti tradizionali, dunque generando anche inedite figure professionali. Basti soltanto pensare all’agricoltura, alla sanità, al risparmio energetico e alla logistica, dove le applicazioni digitali stanno trasformando modalità e strumenti di lavoro. L’economia cinese sta così diventando un unicum nel mondo: non solo un contesto in cui inserirsi per coglierne le opportunità, ma anche un ecosistema innovativo da cui apprendere lezioni per il futuro.

Gli ultimi dati forniti da due importanti piattaforme per l’impiego – 51job e Zhaopin.com – indicano che i settori dei semiconduttori, dell’elettronica e della robotica hanno trainato le nuove assunzioni sul mercato del lavoro nel periodo successivo alla Festa di Primavera. I primi due comparti hanno assorbito un numero di candidature 1,5 volte superiore rispetto al successivo ambito più seguito su 51job, mentre la robotica ha registrato l’aumento di assunzioni più rapido (+36,6%) su base annua tra tutti i settori presenti su Zhaopin.com. Ad aumentare la richiesta di talenti in questo campo è ovviamente il boom globale dell’IA.

La distribuzione geografica evidenzia il legame tra sviluppo della componente fisica dell’IA e crescita occupazionale, a vantaggio di realtà metropolitane di primo livello come Pechino e Shanghai, senza ovviamente dimenticare Guangzhou e Shenzhen, grandi centri innovativi della Greater Bay Area Guangdong-Hong Kong-Macao. Eppure, anche città emergenti con solide fondamenta manifatturiere come Suzhou, Wuxi e Dongguan si stanno affermando quali destinazioni popolari per i talenti di settore. La capillarizzazione della ricerca e dello sviluppo nell’ambito delle nuove tecnologie diventa così un fattore strategico anche per il riequilibrio tra le province cinesi in modo da evitare gli errori commessi in passato da molti Paesi sviluppati, che hanno concentrato capitali e competenze in uno o pochi grandi centri, lasciando indietro gli altri territori.

Quando si parla di nuove forze produttive di qualità, concetto introdotto dalla leadership nel 2023, ci si riferisce ad una capacità industriale avanzata, svincolata dal tradizionale modello di crescita e dai percorsi di sviluppo della produttività per concentrarsi su parametri quali “alta tecnologia, alta efficienza e alta qualità”. Se circa dieci anni fa il balzo in avanti del settore dei servizi aveva caratterizzato il passaggio verso un’economia trainata dai consumi, più che dalle esportazioni, oggi l’accento sulle nuove frontiere tecnologiche dovrebbe segnare la transizione ad un modello guidato dall’innovazione, più che dagli investimenti.

Mentre in Europa ci si interroga sul futuro del lavoro di fronte all’avanzare imperterrito dell’intelligenza artificiale e della robotica, la Cina, dando per scontato il cambiamento dirompente che queste tecnologie produrranno nella società, sta già pensando alla fase successiva. “La sostituzione dei mestieri di routine con macchine intelligenti è una tendenza inevitabile sia nei reparti di produzione che negli uffici”, ha affermato Liu Feixiang, deputato dell’Assemblea Popolare Nazionale e direttore del Centro di Ricerca sull’Industria del Futuro presso l’Università dello Hunan, che ha aggiunto: “Tuttavia, proprio per effetto dell’intelligenza artificiale, emergeranno nuovi settori e nuovi modelli d’impresa“. La sfida è aperta.

 

Andrea Fais - Radio Cina Internazionale (CGTN)

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