(ASI) Perugia – Nel corso del IV Campo Italico – tenutosi a Gualdo Cattaneo, in provincia di Perugia, ed organizzato dall’associazione culturale “Il Solco della Tradizione” – dello scorso ottobre, è stato presentato il libro I Miti Italici. Importante opera, pubblicata dalla casa editrice Il Cerchio, che tratta e riscopre gli antichi Dèi, gli Eroi e i luoghi sacri dell’Italia antica. Al termine della presentazione l’autore Andrea Verdecchia ha rilasciato, gentilmente, un’intervista ad Agenzia Stampa Italia.

Il libro, fin dal nome, tratta dei “miti italici”. Spesso si afferma che la Tradizione romana, a differenza della tradizione nordica o ellenica, manchi di miti. Una Roma considerata solo come un grande corpo giuridico. È realmente così?

Andrea Verdecchia: «Senz’altro no. La giurisprudenza per Roma è, sicuramente, uno dei suoi più grandi lasciti, però non è solo questo, c’è anche molto altro. Questa dimensione mitica di Roma e degli italici – perché non soltanto di Roma – è stata oscurata da alcuni fenomeni: in primis anche quello che vuole che tali miti siano esclusivamente storici, che non siano miti ma semplice storia. Ma andando a scavare nella letteratura classica riusciamo a trovare anche molti racconti tradizionali, perché effettivamente i miti sono racconti tradizionali ma anche Storie Sacre di fondazione che hanno pieno diritto di essere chiamate miti. Questi miti sono stati riportati da autori latini del periodo di Augusto fondamentalmente, quando c’era stata una rinascita culturale e tradizionale della Tradizione italica, perché prima Roma durante la sua espansione aveva inglobato anche molti altri elementi culturali e in particolare la mitologia ellenica dilagava e molto spesso aveva quasi cancellato ciò che restava di questi antichi racconti, che sono racconti tradizionali che fanno parte del patrimonio di questi popoli italici non solo romani. Infatti vi è anche chi pensa che “romano” e “italico” siano due aggettivi che si escludono, uno che descrive soltanto Roma e l’altro i popoli italici come se questa cosa fosse una contrapposizione, mentre invece non è così, perché Roma può essere considerata come l’erede di tutti i popoli italici, colei che unificò politicamente e culturalmente l’Italia. Questi racconti parlano anche della Storia Sacra prima di Roma, quindi vi concorrono anche molti popoli italici, il “Ver Sacrum”; tutti questi miti di fondazione che magari differentemente da quelli delle altre tradizioni dimostrano un aspetto più storico, ma il mito, come diceva Mircea Eliade, essendo una Storia Sacra comunque è un aspetto importantissimo per l’identità culturale del popolo, non solo romano, ma italico.»

L’autore Verdecchia illustra, poi, come è strutturata la sua opera. Nella prima parte vi sono i racconti e le spiegazioni che trattano Gli Dèi: I dodici Dèi maggiori del pantheon greco-romano; Altre corrispondenze tra Dèi italici ed ellenici; Dèi italici; Esseri divini. La seconda parte è dedicata all’Occidente: La terra della sera; Antichi nomi d’Italia; I Re Eponimi; Le imprese di Ercole in Occidente. Subito dopo queste prime due parti, il libro prosegue con i cicli narrativi che iniziano dalla terza parte che tratta il Ciclo Troiano: Il Mito di Troia; I Troiani in Italia; I Ritorni. Nella quarta parte vi è il Ciclo Italico: I Re Divini del Lazio; Il sommo poema epico degli Italici: l’Eneide; I Miti Italici in Ovidio; Le antichità italiche in Dionigi di Alicarnasso; Gli Eroi Fondatori; Ver Sacrum. Quinta parte il Ciclo Romano: Origini; Romolo e Remo; La fondazione di Roma; Il regno di Romolo; Numa Pompilio; I Re Guerrieri; I Re Etruschi; Eroi della Repubblica. Conclusi i cicli narrativi, il libro prosegue verso la sesta parte inerente a Le Terre del Mito: Eridania; Il mare Ausonio; Trinacria; Ichnusa; La Cimmeria Flegrea; Antichi oracoli della terra Italica; Luoghi sacri del Lazio. Nella settima e ultima parte si trovano I Miti Etruschi: Una mitologia perduta; Frammenti di miti Etruschi.

Un’ultima domanda, perché la necessità oggi di riscoprire i miti italici?

Andrea Verdecchia: «La necessità si comprende nel fatto che il mito è una delle cose più importanti per una società che vuole definirsi civile. Perché come diceva Johann Jakob Bachofen, uno studioso dell’800, le origini di ogni popolo risiedono nel mito, dunque è un aspetto importante. Ci sono forse società o popoli senza miti? Io credo di no, semmai sono stati demitizzati: come si credeva per Roma che fosse stata demitizzata, mentre invece ha soltanto una dimensione diversa – dalle altre – del mito, ma comunque ce l’ha. Il mito è la nostra Storia Sacra e dimenticarla significa buttare via completamente tutto il nostro retaggio culturale. Quindi è importante conoscere questi miti.»

Federico Pulcinelli – Agenzia Stampa Italia

 

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