(ASI) È da poco disponibile per i tipi della Dissensi edizioni il volume “Morire senza salute” di Gabriele Pagliariccio, medico chirurgo. Il volume, impreziosito dalla prefazione di don Luigi Ciotti, tratta della difficoltà di conciliare il welfare, specialmente per quanto attiene alla sanità ed alla medicina, con il liberismo dominante che condiziona e detta la spesa pubblica dei singoli paesi.


Nel suo saggio l’autore ripercorre le tappe che hanno portato a far sì che il diritto alla salute fosse introdotto tra quelli fondamentali dall’uomo e ricorda come oggi però questo diritto sia sempre più dipendente dai diktat della Banca mondiale dal Fondo monetario internazionale per i quali il malato è solo una voce di spesa per i bilanci pubblici, spingendo i singoli stati a privatizzare i servizi sanitari chiedendo al cliente di contribuire alle spese e rendendo di fatto una merce quello che dovrebbe essere invece un servizio.
Pagliariccio ricorda come la fine della sanità pubblica e statale sia stata di fatto avviata nel 1978 con la cosiddetta “iniziativa di Bamako”. All’epoca infatti James Brown, direttore dell’Unicef, avvia un’iniziativa il cui principio è la partecipazione degli utenti alle spese farmaceutiche e sanitarie in generale per coprire i costi di esercizio delle strutture sanitarie.
L’autore dopo aver fatto una panoramica generale sulla situazione della sanità a livello globale analizza il caso italiano ricordando come dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, realizzata sotto i governi di centrosinistra di Massimo D’Alema e Giuliano Amato, la situazione sia andata sempre più peggiorando. Il legislatore delegando infatti la sanità alle singole entità regionali ha di fatto creato un sistema a più velocità dove le regioni più ricche possono offrire una sanità più efficiente rispetto a quelle più povere creando un sistema basato sulla disparità e di fatto avvantaggiando il privato rispetto al pubblico. Le strutture private infatti offrono spesso liste d’attesa molto brevi per esami molto delicati e fondamentali per la prevenzione di malattie più gravi spingendo l’assistito, diventato di fatto un semplice cliente, a mettere mani al portafogli per potersi curare.
Il libro si chiude poi con l’analisi della sanità in Ecuador. Il paese indio-latino è stato scelto dall’autore non solo perché da anni opera in quel paese come volontario dell’Operazione Mato Grosso presso l’ospedale Claudio Benati di Zumbahua sulle Ande ecuadoriane ma anche perché il paese, dopo l’elezione di Rafael Correa, ha messo da parte i principi imperanti del liberismo e riportato la sanità all’interno di un welfare sostenuto e promosso dallo stato centrale.
La nuova costituzione voluta da Correa ha infatti inserito nella carta il concetto del Buen vivir (sumak kawsai in lingua quechua) che nasce da una serie di problematiche presenti all’inizio del secolo nella regione che coinvolgevano la popolazione, in particolare quella indigena: i cambiamenti climatici, il depauperamento e lo sfruttamento selvaggio del territorio e delle materie prime, lo stile di vita occidentale, caotico ed invadente che si va imponendo nella regione in ossequio all’american way of life.
La politica del Bune vivir prevede che il benessere del singolo sia possibile solo nel contesto di una comunità che va oltre l’individuo e che presume di vivere in armonia con la natura. In virtù di ciò viene rivista anche la concezione del potere e di come questo debba servire la comunità, soprattutto quella indigena e più povera. Ciò porta a tutta una serie di riforme tra cui quella agraria, energetica e sanitaria.
Un libro sicuramente da leggere per capire meglio perché da anni il welfare in Italia è oggetto di continui tagli eseguiti indiscriminatamente da tutti i governi che si sono succeduti dal 1994 ad oggi.

Fabrizio Di Ernesto – Agenzia Stampa Italia

G. Pagliariccio, “Morire senza salute”, Dissensi edizioni, prefazione di Luigi Ciotti, pagg.150, 12,00 euro.

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