(ASI) A scadenza fissa ritornano le cronache dei contrasti ideologici di matrice  razzistica delle varie tifoserie calcistiche delle squadre del nord e di quelle del sud. Le cronache si ripetono quando negli stadi si verificano incidenti, si notano striscioni stupidi, si ascoltano cori imbecilli.

Ma la verità è che quella mentalità deteriore sempre cova nelle menti di quegli attori fino a quando non va a manifestarsi come sfogo di un malessere personale nelle forme che vediamo e che sappiamo; e si autoalimenta per scatenarsi poi peggiore nei nuovi atti di assurda prevaricazione, con il più completo disonore di loro artefici. Tutte quelle manifestazioni, infatti, altro non  sono se non  il segno evidente del ritardo culturale e civile in cui versano – e questo, bello non è ! – gli autori delle azioni sopra ricordate, di cui è piena la cronaca giornalistica. 

  Si riteneva che il gioco del calcio, in mancanza di altre agenzie educative (o in sintonia con esse), potesse aiutare a crescere i supporters di tutte le squadre, aggregando simpatie e passioni campanilistiche, che comunque avrebbero finito col  favorire la socializzazione; e con essa la conoscenza di altre persone, di altre città, incontrate periodicamente con lo scorrere del calendario delle gare ufficiali, in un tessuto di relazioni secondo un cerimoniale di accoglienza e di gesti di reciproca solidarietà. Tutto questo all’interno di un sistema – il gioco del calcio – che come sport attivo avrebbe dovuto esaltare la lealtà e il rispetto delle regole in campo, mentre come area sociologica di più ampio impegno e interesse avrebbe fornito motivazioni alla vita associativa dei tifosi, ispirandosi a elementari regole di vita (civiltà, cultura, dignità e rispetto) per tutti quelli  che partecipano alle dinamiche di quel particolare flusso turistico, legato alle trasferte dei club. A questo innanzitutto servono le associazioni, i club, i gruppi, compresi anche quelli sportivi: ad evidenziare l’identità culturale degli associati, ma solo per fargli superare blocchi psicologici e ritardi di civiltà; non certo a confondere l’individualità di ognuno e annullarne la responsabilità individuale, nella informe e anonima amalgama collettiva.  E invece . . .

* * *

  Di fronte ai contrasti esasperati delle tifoserie delle diverse squadre di calcio, e alle conseguenti controversie: offese,  polemiche, azioni disciplinari o addirittura giudiziarie, ricorsi e contro-ricorsi, di cui è ricca la cronaca,  proprio in opposizione a tutto ciò, voglio ricordare alcuni episodi risalenti alla mia esperienza personale avuta, io uomo del sud di origine e formazione,  con amici e colleghi, uomini del nord a tutto tondo. Non intendo parlare di quegli stupidi comportamenti – miserie umane! – che mantengono persone che non sono capaci di relazionarsi e di confrontarsi mantenendo fermo nella mente che l’altro, chiunque sia, comunque deve essere rispettato. Di fronte a questi atti di marcata intolleranza ho sempre evitato di fare polemica, perché "a lavar la testa all’asino, …. ecc., ecc., ..."; perciò ho sempre cercato di offrire all’ottuso di turno esempi di dignità e di tolleranza.  Se ci sia riuscito non so.

 Al contrario, preferisco piuttosto raccontare di quelle situazioni che hanno fatto chiarezza di pregiudizi e di comportamenti conseguenti, non proprio sereni, nella valutazione dell’altro. Nell'una e nell'altra direzione, perché, nonostante il permanere di quei pregiudizi, si era pur sempre amici o colleghi, e si continuava comunque a rimanere tali. Se pure con qualche forma di circospezione.

 * * *

Al nord, in una grande stazione ferroviaria, io ci ho lavorato. E ho avuto modo di apprezzare la precisione e il senso del dovere dei colleghi di quelle regioni. Insieme anche a qualche difettuccio. E chi non ne ha?

In questa stazione centrale  delle Ferrovie dello Stato, un giorno ero in servizio alla biglietteria dietro uno dei tanti sportelli aperti nelle ore di punta quando più numerosi sono i viaggiatori: studenti, lavoratori pendolari, turisti, viaggiatori occasionali. Si affollavano in lunghe file nell’atrio della biglietteria senza lasciarci neppure uno spiraglio da vedere di che colore fosse il cielo: un collega alla destra, uno alla sinistra, e così di seguito, a ranghi compatti, per tutta la linea degli sportelli come in una trincea, cercavamo si smaltire la massa dei viaggiatori. A sinistra avevo Menini, a destra il Titta – così chiamavamo Augusto Piubello – , e tutti e tre, come gli alti fino all’ultimo sportello, eravamo alle prese con la macchina automatica in dotazione all’epoca: la SASIB, la quale, dopo averlo ingoiato, il cartoncino rettangolare bianco, lo stampigliava per risputarlo come un biglietto ferroviario: data, destinazione, importo, validità e numero di serie. L’operatore doveva solo selezionare su richiesta del viaggiatore la città di arrivo; e lo faceva sopra un grande pannello su cui scorreva la striscia di plexiglass, diafana, con un movimento orizzontale/verticale, come se seguisse un’immaginaria coppia di assi cartesiani. Per accelerare le operazioni di pagamento, ognuno poi aveva escogitato la sua tecnica personale nel calcolare il resto da dare insieme al biglietto, visto che la maggior parte della clientela pagava con valuta cartacea di taglio elevato.

A tutti noi sarà capitato di avere avuto qualche discussione agli sportelli pubblici su chi dovesse procurarsi la moneta spicciola, se il cliente oppure l’impiegato di servizio allo sportello. Ebbene, quel giorno in seguito alla difficoltà in cui si trovava il Titta nel dare il resto al viaggiatore, si animò una controversia, rispettosa e bonaria all’inizio, con un viaggiatore per vedere a chi dei due toccasse andare a procurarsi la moneta contante. Nonostante le iniziali maniere garbate della discussione, nessuno si decideva a cedere adducendo sempre nuove argomentazioni a sostegno della propria tesi. Alla fine perdendo la pazienza il viaggiatore, che fin allora aveva parlato sempre in italiano senza la minima inflessione dialettale sbottò, dicendo nel più schietto napoletano: "Aggio capito: attacca 'o ciuccio addò rice 'o patrone!". Il Titta restò perplesso, e senza comprendere neanche una parola credette che il simpatico viaggiatore volesse offenderlo. 

Ma quella espressione napoletana era di mia conoscenza, come pure mi era familiare la parlata; però ciò che particolarmente mi meravigliò fu il fatto che il tipo avesse sanzionato con quella sentenza un battibecco il cui processo io non avevo potuto seguire in tutti i suoi passaggi durante tutta la contrastata operazione di acquisto del biglietto. Mi stupiva inoltre l’esitazione del Titta che a quelle parole, incomprensibili per lui e credute un improperio, non sapesse trovare una risposta, né sapeva perciò come reagire. Allora per toglierlo dall’impaccio mi sporsi verso il suo sportello fino a farmi vedere dal viaggiatore all’altra parte del vetro, al quale prontamente e perentoriamente risposi: "Sono del tutto d’accordo! Ma anche lei dovrà convenire con me che è sempre meglio attaccare 'o ciuccio addò rice 'o patrone, anziché attaccare  'o patrone addò rice 'o ciuccio. O no?" . (Traduzione: E’ sempre meglio legare l’asino dove dice il padrone, che legare il padrone dove vuole l’asino)

 E la cosa si sciolse con una risata generale. Allora il signore, a sua volta sorpreso della risposta, andò a procurarsi la moneta spicciola.

* * *

 La cosa strana si verificò dopo, quando, rimasto solo col Titta, egli mi chiese che cosa avesse detto quel signore e che cosa gli avessi risposto io. Allora, sentita la traduzione che gli feci delle espressioni napoletane, lui mostrò meraviglia che io, napoletano, mi fossi schierato contro un napoletano prendendo le difese di un milanese. Però ancora più grande fu il mio stupore di fronte alla sua meraviglia.

E ce ne volle per fargli capire che, data la situazione e valutate le ragioni dell’uno o dell’altro, non avevo esitato a mettermi dalla parte di chi secondo me, a torto o a ragione, sembrava essere nel giusto. Milanese o napoletano che fosse.

Luigi Casale

 

ASI precisa: la pubblicazione di un articolo e/o di un'intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell'autore e/o dell'intervistato che ci ha fornito il contenuto. L'intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull'argomento trattato, il giornale ASI è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d'interpretazione

Ultimi articoli

Scuola, Tiso(Acc. Iniziativa Comune): “Uso IA rischia di ridurre pensiero critico”

(ASI) “L'intelligenza artificiale rappresenta una delle innovazioni più significative del nostro tempo e sta trasformando profondamente il modo di studiare, lavorare e comunicare. Strumenti sempre più evoluti sono ormai parte ...

Lo sbarco in Sicilia, dopo garibaldi, TUTUS / MID per lo sport Paralimpico

  Ad ALLINPARTY 2026 di Milazzo test strumentali gratuiti e un percorso di monitoraggio posturale di 12 mesi per gli atleti paralimpici

Argentina, insegnanti in sciopero per salari dignitosi

(ASI) Gli insegnanti argentini sono entrati oggi in sciopero, indetto dalla Ctera (Confederazione dei lavoratori dell'Istruzione) a seguito del “persistente rifiuto” del governo di Javier Milei di avviare un dialogo ...

Migranti, Mennuni (FdI): crollo sbarchi risultato governo, Ue segua rotta tracciata dall'Italia

(ASI) "Da gennaio di quest'anno a oggi in Italia sono crollati gli sbarchi di migranti irregolari grazie alle politiche del governo Meloni. Fonti del Viminale hanno chiarito che il calo è ...

Canapa, S. Licheri (M5S): consiglio di stato conferma che dubbi erano fondati, ora regole chiare

  (ASI) Roma, "Quanto deciso dal Consiglio di Stato, ossia di rimettere la questione alla Corte di giustizia dell'Unione europea, conferma che i dubbi sulla disciplina introdotta dal Governo erano ...

Finanze, Centemero (Lega): ok a riforma tributi regionali, più autonomia per enti locali

(ASI) Roma, – "Questa mattina in commissione Finanze alla Camera abbiamo espresso parere favorevole alla riforma dei tributi regionali e locali, difendendo autonomia e sussidiarietà. Nonostante le barricate e gli attacchi ...

Corruzione: Ruotolo (Pd), Napoli non abbassi la guardia, affidamenti diretti aumentano i rischi

(ASI) "I dati del nuovo rapporto dell'Autorità nazionale anticorruzione sono un campanello d'allarme che riguarda tutto il Paese e che, per Napoli e la Campania, deve far riflettere ancora di ...

Moda, relax e ritmi lenti: il fascino discreto della città ad agosto

(ASI) Ad agosto e’ obbligatorio andare a trascorrere le proprie vacanze lontano da casa per cercare di staccare la spina? Direi proprio di no, esiste lo Staycation  chic cioè ...

Marcinelle, 70 anni dopo. La tragedia che cambiò l’emigrazione italiana e la coscienza del lavoro nel mondo

Marcinelle, 70 anni dopo. La tragedia che cambiò l’emigrazione italiana e la coscienza del lavoro nel mondo di Goffredo Palmerini

Trasporto ferroviario, Uiltrasporti: ennesimo incidente sul lavoro frutto di eccessiva frammentazione appalti. Più sicurezza e formazione

(ASI) Roma, "L'ennesimo gravissimo e inaccettabile incidente frutto anche, come sempre più spesso accade, della continua frammentazione dei lavori di manutenzione a società in appalto".