(ASI) Nella nostra mentalità moderna tutto ciò che è passato acquista un'aura d’infantilismo, di naïf, quasi di sciocco. Pensare come pensavano i nostri nonni è sinonimo di vecchio, vetusto e superato. Eppure, in questo modo di ragionare c'è qualcosa che non quadra.

Già Roberto Benigni e Massimo Troisi, nel famoso "Non ci resta che piangere" ci mettevano in guardia dall'attribuire ignoranza agli antenati per il solo fatto che ci hanno preceduto. Nella scena in cui tentavano di spiegare a Leonardo da Vinci tutte le innovazioni tecnologiche e le scoperte scientifiche attuali, scoprivano di non esserne in grado, di non conoscere le basi più elementari degli strumenti che usiamo quotidianamente. Così accade anche a noi. Se mandi un figlio al Liceo classico gli amici, per tutti gli anni a venire ti chiederanno: "A che serve studiare il latino ed il greco? Sono lingue morte!".

Eppure a chi avesse la pazienza di aprire un libro di Cesare, Cicerone o Senofonte, un mondo incredibile si aprirebbe. Ma non un mondo di erudizione inarrivabile, di ragionamenti astrusi ed inutili ma un panorama di consigli pratici, di strategie di vita, di sofferenze e di tecniche per superarle. Un elenco di sconfitte subite e di vittorie conquistate. Una vita come la nostra, ma già vissuta da altri. Ogni problema che oggi possiamo avere, ogni uomo l’ha già vissuto nel passato ed alcuni di questi, per nostra fortuna, lo hanno raccontato per iscritto. Ed oggi, a differenza del passato, in cui i testi erano accessibili solo a chi conosceva le lingue originali, il loro racconti sono disponibili a tutti noi in traduzioni gradevolissime, con linguaggio moderno e senza arcaismi.

Come nel caso delle Lettere di Cicerone, il famoso avvocato, scrittore, filosofo, politico del I sec a. C. Immagino già le vostre eccezioni. Perché dovrei perdere due ore del mio tempo di uomo moderno, tutto proteso a rimanere in contatto tramite "dente blu" (bluetooth per quelli esperti) con il mondo intero? Perché rinunciare a leggermi qualche migliaio di mail dove mi vengono proposte le migliori vitamine presenti sul mercato americano? E le promozioni telefoniche? Non potrei più intrattenermi con i vari operatori a discernere la migliore tariffa tutto compreso tranne qualcosa? Inaccettabile! Eppure se dovessimo trovare il coraggio e la pazienza di leggerci le Epistole di Cicerone scopriremmo un panorama inaspettato, un uomo sofferente, allegro, spiritoso, preoccupato. Un cittadino, un marito, un padre, un essere umano come noi, angosciato dagli eventi infausti dell’esistenza e poi di nuovo grintoso, ambizioso, voglioso di risorgere e di riconquistare il suo posto nella società di cui era un protagonista.

Dalle lettere emerge la tenerezza nei confronti della moglie, la sollecitudine per i figli, il dispiacere per il patrimonio personale e familiare confiscato. Perché l’evento cardine dell’epistolario è, senza dubbio, la fuga-esilio che dovette subire per più di un anno. Cicerone venne accusato di aver condannato a morte i congiurati alleati di Catilina. Il grande avvocato era console ai tempi della congiura e negò, contro ogni diritto, un giusto processo agli accusati. Quando le acque si calmarono fu lui ad essere sotto processo per la facilità con la quale eliminò gli avversari. Quindi, confisca dei beni e fuga all’estero per evitare il peggio. L’uomo sicuro di sé diventa insicuro, il professionista brillante diventa supplice implorante, l’ambizioso uomo politico spera solo di salvare la pelle (anche questo, molto in linea con i tempi moderni). Quando i provvedimenti contro di lui vengono revocati, dalle lettere emerge sùbito la fretta di tornare nell’Urbe, di rivedere i cari, gli amici, i clientes. Le Lettere di Cicerone raccontano, in prima persona, la vita di un uomo di successo che, però, porta nel cuore, come tutti gli uomini della terra, sensazioni, emozioni e sentimenti. Buona lettura! 

Ilaria Delicati - Agenzia Stampa Italia

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