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(ASI) Firenze- Sono stati presentati ai media il riallestimento della cosiddetta Sala del Colosso e gli altri interventi previsti all’interno della Galleria dell’Accademia. All’interno della  grandiosa Sala del Colosso (che prende il nome dal gesso di una statua antica, uno dei Dioscuri di Montecavallo, qui conservato ma oggi non più presente nella Galleria), i numerosi dipinti su tavola e su tela del XV e XVI secolo sono stati disposti in una maniera completamente nuova e, soprattutto, ad un’altezza finalmente compatibile con la corretta fruizione da parte del pubblico e con le esigenze della conservazione.

Come detto dal Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini, “l’allestimento presentato oggi propone una soluzione espositiva che soddisfa in pieno le nuove esigenze dei visitatori in fatto di fruizione di un così importante nucleo di opere presenti”.

Nell’allestimento precedente dipinti di capitale importanza, quali i profeti Isaia e Giobbe di Fra Bartolomeo, la Trinità di Alesso Baldovinetti e la Pala del Trebbio di Sandro Botticelli, tanto per citarne alcuni, erano sottratti in pratica non soltanto alla fruizione da parte del pubblico, ma anche all’indispensabile controllo conservativo. “Devo ammettere che l’esigenza di porre rimedio a questa situazione - afferma Angelo Tartuferi, Direttore della Galleria dell’Accademia - ha assunto un rilievo primario nelle mie intenzioni ancor prima di assumere la direzione del museo nel maggio scorso”.

 

Il riallestimento del Sala del Colosso

Il primo intervento effettuato nella prospettiva della risistemazione complessiva dei dipinti della Sala del Colosso è consistito nel trasferimento dei due profeti di Fra Bartolomeo sopramenzionati sulla parete d’ingresso della Galleria dei Prigioni, ai lati della porta. Le due tavole del frate pittore, di grande bellezza e forte spessore spirituale, testimoniano le sue riflessioni sugli affreschi michelangioleschi della Cappella Sistina e si prestano molto bene, a nostro modo di vedere, per introdurre il visitatore in quell’autentico santuario della scultura del Buonarroti che consiste per l’appunto nella Galleria dei Prigioni, attraverso la quale si giunge alla Tribuna del David, vera apoteosi del mito imperituro dell’artista.

I visitatori che fanno il loro ingresso nel salone trovano ora sulla parete a sinistra una parata di pale d’altare che riassume emblematicamente gli sviluppi della pittura fiorentina quattrocentesca. Dalla pala di Andrea di Giusto firmata e datata 1437 per la chiesa di Santa Margherita a Cortona - esempio aggraziato e pure aggiornato della tendenza tardogotica che si protende con piena naturalezza in epoca affatto rinascimentale -, a quella di Domenico Ghirlandaio con Santo Stefano fra i santi Giacomo Maggiore e Pietro, databile al 1493, lontano preludio, solenne e monumentale,della maniera moderna.

Tuttavia, l’attenzione del visitatore interessato anche alle grandi tavole conservate nella Galleria sarà attratta quasi subito, e inevitabilmente, dalla parete opposta. Al centro di essa predomina ora la ricomposizione parziale della grandiosa pala dipinta nel 1500 da Pietro Perugino per l’altare maggiore della chiesa dell’abbazia benedettina di Vallombrosa (inv. 1890 n. 8366), raffigurante l’Assunzione della Vergine fra angeli e Dio Padre, con quattro santi (inv. 1890 n. 8366). Gli splendidi ritratti di Don Biagio Milanesi (inv. 1890 n. 8375) e del monaco Baldassarre (inv. 1890 n. 8376) sono posti ora ai piedi della tavola, nella posizione ipotetica alla base dei pilastri della ricca cornice tabernacolo sommariamente descritta dal Vasari e andata perduta. Il ricongiungimento di questi autentici capisaldi della ritrattistica italiana del Cinquecento all’elemento principale del complesso d’origine è stato attuato tramite lo scambio con la Galleria degli Uffizi, cui sono state ‘restituite’ le icone russe appartenute ai Lorena, che nel 1780-1782 erano state esposte nel ‘Gabinetto dei quadri antichi’, sistemate in precedenza alla Galleria dell’Accademia in maniera poco confacente lungo le scale di accesso al primo piano.

 

Altri interventi e sistemazioni

La scultura in bronzo dipinto donata da Georg Baselitz nel 2004, intitolata Pace - Piece, che è parsa in contrasto troppo stridente - e comunque assai difficile per essere compreso dal vasto pubblico della Galleria - con i sereni gessi neoclassici del Bartolini in mezzo ai quali si trovava, è esposta adesso nella sala che introduce al Dipartimento della collezione degli strumenti musicali. Accanto ad essa è stato possibile esporre finalmente le due fotografie donate al museo nel 2010 da un altro protagonista di primo piano dell’arte contemporanea, Robert Mapplethorpe, raffiguranti due nudi maschili visti di spalle, intitolate rispettivamente Derrick Cross e Von Hackendahl. Si tratta quindi di un primo ambiente dedicato precipuamente all’arte contemporanea, entrata ormai stabilmente tra i campi d’interesse culturale di fondo della Galleria, grazie soprattutto alle mostre e agli eventi promossi in questo settore da Franca Falletti. Un altro ambiente del museo che a nostro avviso è stato riqualificato e arricchito dall’arte contemporanea è la zona dedicata al bookshop e al merchandising, dove sono state esposte altre due grandi fotografie donate, rispettivamente, nel 2004 da Thomas Struth (Audience 1), e da Candida Hofer nel  2009 (Accademia, Tribuna del David, veduta dal braccio sinistro).

La scala di accesso al primo piano della Galleria è stata completamente ristrutturata e dotata di un nuovo impianto d’illuminazione, mentre le luci di emergenza sono state incassate nelle pareti. La fattiva collaborazione con l’attuale concessionario privato (Opera Laboratori Fiorentini – Civita Group) dei musei statali fiorentini ha consentito di realizzare, in aggiunta al riallestimento del Sala del Colosso, anche altri interventi di minore portata che tuttavia contribuiscono alla migliore fruizione del museo. Il nuovo controllo biglietti all’accesso interno della Galleria si presenta completamente rinnovato e improntato a una maggiore dignità e funzionalità, anche sul piano della comunicazione, con un apparato di pannelli modulari per gli avvisi. Per quest’ultimi è disponibile anche lo schermo digitale posto sopra la cassa. Non meno importante può dirsi la messa in opera di un’adeguata ombrelliera, che in un museo non dotato di guardaroba per motivi di spazio è comunque indispensabile.

 

 

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