(ASI) - Abruzzo - In questi giorni abbiamo intervistato in un locale di Montesilvano in Provincia di Pescara, la giovane scrittrice Glenda Mancini, 24 enne laureata in Criminologia presso l'Università di L'Aquila, salita sugli scudi grazie alla pubblicazione della sua tesi che ha avuto molto successo e che ha suscitato molto scalpore perché in controtendenza col messaggio che determinati mass-media allineati con il "sistema" vorrebbero far passare.
Glenda parla del modo forse meno evidente, perciò giuridicamente meno considerato, in cui si manifesta la violenza delle donne sugli uomini, partendo dal presupposto che il violento, è un violento e non è necessariamente solo uomo o solo donna. Il suo libro intitolato "L'uomo vittima di una donna carnefice" della Casa Editrice "Book Sprint" è praticamente una ricerca sociologica e criminologica tesa a smontare la visione comune secondo la quale "violenza di genere" si traduce in violenza dell'uomo sulla donna. Il fine dunque è quello di riportare il fenomeno della violenza nella sua dimensione reale tentando di inquadrarla nella sua più vasta forma di espressione evitando dunque di fissarsi su un' unica prospettiva del più ampio spettro del fenomeno della violenza.A tal proposito, si legge nel retro di copertina: " Nel libro è dimostrato come il concetto di violenza di genere venga troppo spesso tradotto ironeamente dai mass - media come violenza esclusiva dell'uomo sulla donna, quasi come se l'uomo fosse destinato a ricoprire sempre e solo il ruolo di carnefice e la donna quello di vittima. Dai risultati, infatti, è possibile affermare che, esiste una violenza della donna sull'uomo che si manifesta con caratteristiche e tipologie considerate tipicamente maschili. Nella società in cui viviamo appare impensabile che l'uomo possa essere vittima di violenza da parte di una donna, tanto che non solo non viene denunciata, ma il più delle volte gli stessi uomini faticano a riconoscersi nel ruolo di vittima, come se le parole "uomo" e "vittima" fossero incompatibili. Ci sono voluti anni di appoggio e supporto per incoraggiare le donne a denunciare la violenza domestica. Praticamente, per incoraggiare gli uomini non è stato fatto nulla. E' opportuno investire in ricerche senza schematismi, essere coscienti dei mutamenti di una società che cambia, dei ruoli che si mischiano e si ridefiniscono".
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