Martedì, 4 Agosto 2026
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Cinema

 Film da vedere: "I, Tonya" di Craig Gillespie

(ASI) Straordinaria interpretazione di Margot Robbie che porta sulla scena il controverso personaggio della pattinatrice Tonya Harding che nel 1994 salì alla ribalta a causa di uno scandalo che sconvolse il mondo dello sport. 

Di Alessandro Antoniacci 16 Aprile 2018 – 06:23 3 min di lettura

Attraverso finte interviste fatte dai vari personaggi della vicenda, ripercorriamo la vita di Tonya, dall’infanzia infelice stretta nella morsa di sua madre, LaVona Harding che, notando il talento della figlia la spronò fin da piccola a coltivare le sue capacità. Tutto questo però senza pensare al bene dalla bambina ma infliggendole violenze psicologiche, spesso trasformatesi in vere e proprie aggressioni fisiche. Una madre che proietta nella figlia, il proprio desiderio di rivalsa, il veicolo per vendicarsi di una vita che non le ha dato nulla. Vestire i panni di LaVona Harding è toccato ad Allison Janney che ha meritatamente vinto l’Oscar come Migliore Attrice non Protagonista. Quella di Tonya dunque, è una vita costruita sulla violenza, non  solo quella della madre, ma anche la violenza domestica inflittale dallo squilibrato marito Jess, interpretato dall’attore Sebastian Stan e soprattutto dalla violenza nel mondo del pattinaggio, dove un sorriso smagliante deve sempre nascondere ogni ferita. Nel 1991 però arriva per lei la gloria con la vittoria dei campionati nazionali e per essere stata la prima atleta americana a compiere un “triplo axel” in una gara ufficiale. Il 6 gennaio 1994 però il mondo del pattinaggio viene travolto da uno scandalo: la giovane promessa americana Nancy Kerrigan, considerata la rivale numero uno di Tonya viene aggredita alla fine di un allenamento; uno sconosciuto colpisce violentemente con una sbarra di ferro la pattinatrice ad un ginocchio, costringendola ad un ritiro momentaneo dalle gare a solo 24 ore da quei campionati nazionali che avrebbero decretato le atlete ammesse alle Olimpiadi invernali. A seguito delle indagini si scoprì che proprio Jeff, l’ex marito di Tonya era stato il mandante dell’aggressione, coinvolgendo dunque la Harding come sua complice. Tonya si dichiarò sempre innocente riguardo all’accaduto, ciò nonostante viene squalificata a vita dalla federazione americana a soli 23 anni.  La pellicola di Gillespie ha il delicato compito di raccontare la vita di Tonya e al tempo stesso si prende la responsabilità di umanizzare quella che è stata considerata una delle sportive più odiate di sempre, costretta a reinventarsi prima come cantante e poi come pugile. Salta subito all’occhio la fortissima influenza che Scorsese ha avuto nel lavoro del regista Gillespie che più che un biopic sportivo ha saputo dare vita ad una black comedy sul sogno americano dove tutto sembra improbabile e invece è realmente accaduto. Il compito più difficile, quello di interpretare Tonya Harding è stato affidato a Margot Robbie che, grazie anche alla nomination per l’Oscar, ha dato prova di essere una delle migliori attrici in circolazione. La sua Tonya, dal volto imbruttito, sofferente, malinconico ed incattivito dalla vita lascia tutti senza fiato per potenza espressiva e credibilità, un personaggio dalle mille sfaccettature che non è mai stato attraversato, neanche per un minuto, dal senso di colpa.  La Robbie oltre che assoluta protagonista della pellicola ha partecipato anche alla produzione della stessa.

Alessandro Antoniacci - Agenzia Stampa Italia

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