(ASI) L'esordio alla regia di Sidney Lumet, che nei decenni successivi avrebbe scritto la storia del cinematografo, è indiscutibilmente un capolavoro, apripista di un genere che altre menti sapienti della macchina da presa hanno riproposto adattandolo al proprio stile (“Le iene” di Quentin Tarantino, “Carnage” di Roman Polanski, ne sono esempi concreti).

Una sceneggiatura asciutta, essenziale, priva di inutili sovrastrutture, con la scena che si svolge tutta all'interno di un unica stanza, all'interno della quali 12 giurati debbono sentenziare la colpevolezza o l'innocenza di un diciottenne dei bassifondi americani, accusato di aver assassinato il proprio padre.
Un cast di livello assoluto e dialoghi di una qualità disarmante, fanno sì che un prodotto che correva il rischio di risultare statico (data l'ambientazione unica e l'unico argomento trattato), risulti essere dinamico, carico di patos dall'inizio alla fine e con all'interno continui cambi di registro che coinvolgono lo spettatore facendolo immedesimare in ognuno dei giurati.
Durante questa meravigliosa visione vi troverete a dare ragione o torto alternativamente a diversi personaggi, taluni più impulsivi, altri più riflessivi, altri ancora meno decisi ed in balia degli argomenti delle 2 fazioni.
Nelle tesi dei giurati si tratta qualunque argomento, dal razzismo alla discriminazione sociale, dalla conflittualità del rapporto padre-figlio alla violenza. Un affascinante calderone di emozioni all'interno del quale le convinzioni dei personaggi si alimentano per poi disgregarsi più e più volte, e voi insieme a loro cambierete ripetutamente prospettiva senza mai annoiarvi.
Un film nel quale è palese la contrapposizione della ragione e della difesa del valore della vita umana alla superficialità e alla leggerezza nel porre fine ad una giovane esistenza, perfettamente rappresentata dal giurato che vota colpevole con lo scopo di porre fine alla sentenza ed assistere ad una partita di baseball della quale aveva i biglietti.
Insomma, la parola ai giurati è un lungometraggio da applausi al quale non potrete fare a meno di pensare anche nei giorni successivi alla visione, con un Henry Fonda sugli scudi, come del resto tutti i componenti del cast. Infatti nel 2007 l'American Film Institute l'ha inserito all'ottantasettesimo posto della classifica dei cento migliori film americani di tutti i tempi

 

Alessandro Antoniacci - Agenzia Stampa Italia

 

 

 

 

 

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