(ASI) Torino. Mercoledì 18 luglio alle 22 nel Cortile d’Onore di Palazzo Reale a Torino viene presentato il restauro di “Quarto potere” del 1941, considerato dall’American Film Institute il miglior film americano di sempre. Anche la BBC e la rivista cinematografica “Sight & Sound” l'hanno giudicato il miglior film statunitense della storia.

La versione è quella originale, ma soprattutto quella integrale, senza censure, con scene inedite tagliate nella versione italiana. Il lungometraggio di Orson Welles, con Orson Welles, Joseph Cotten ed Everett Sloane, viene presentato con sottotitoli in italiano ed è introdotto da Giampiero Frasca.

Primo lungometraggio del regista, girato all'età di 25 anni, è liberamente ispirato alla biografia del magnate dell'industria del legno e dell'editoria William Randolph Hearst. Il film narra la vita del magnate della stampa Charles Foster Kane (interpretato dallo stesso Welles), incapace di amare se non "solo alle sue condizioni", con la conseguenza di creare il vuoto attorno a sé e rimanere solo all'interno della sua gigantesca residenza (Xanadu, nella versione italiana Candalù), dove muore abbandonato da tutti. Welles, servendosi di una sequenza di flashback (sei, compreso il cinegiornale), mostra i frammenti della vita del magnate, quasi fossero i pezzi di un gigantesco puzzle (rompicapo che metaforicamente appare più volte nel film). Allo spettatore è lasciato il compito di ricomporre - in tutta la sua complessità - la personalità di Charles Foster Kane.

 

>Giovedì 19 luglio alle 22 Cinema a Palazzo Reale incontra «Proibitissimo». Si tratta del progetto di Irene Dionisio, con la curatela di Viola Invernizzi e la collaborazione di ANMC, Vittorio Sclaverani, con il supporto di Centre d'Art Contemporain Gèneve, Wild Strawberries e Hangar Creatività, Regione Piemonte: è una ricerca sulla censura nel cinema italiano dal dopoguerra al 1998, attraverso una mostra, una videoinstallazione, un progetto editoriale e una rassegna cinematografica. Proibitissimo incontra “Cinema a Palazzo Reale” proponendo tre film, oggetto di censure di diverso tipo. Ad aprire, giovedì 19 luglio, è forse il titolo più significativo, “Salò o le 120 giornate di Sodoma” di Pier Paolo Pasolini, con Paolo Bonacelli, Caterina Boratto, Giorgio Cataldi. Verrà introdotto da Irene Dionisio e da Steve Della Casa che illustreranno come il film è stato, nella sua storia, “processato”, fino al sequestro della pellicola. Precede il lungometraggio una delle ultime interviste a Pier Paolo Pasolini, realizzata da Gideon Bachman: il lungometraggio uscì infatti tre settimane dopo la morte del regista.

Proibitissimo presenta poi il 9 agosto “Umberto D.”, firmato nel 1952 da Vittorio De Sica, con Carlo Battisti, Maria Pia Casilio, Lina Gennari, e il 22 agosto “I vitelloni”, realizzato nel 1953 da Federico Fellini, con Alberto Sordi, Leopoldo Trieste, Franco Fabrizi.

 

Il film. Salò o le 120 giornate di Sodoma è l'ultimo film scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini. Avrebbe dovuto essere il primo lungometraggio di una seconda trilogia di film considerata idealmente come la “Trilogia della morte”, successiva alla “Trilogia della vita”: L'idea di base s'ispira al libro del marchese Donatien Alphonse François de Sade “Le centoventi giornate di Sodoma” e il film presenta riferimenti incrociati con l'extratesto dell'Inferno di Dante, tra l'altro presenti nello stesso De Sade.

Il film, presentato postumo in anteprima al Festival di Parigi il 22 novembre 1975, tre settimane dopo l'uccisione del regista, viene spesso considerato sbrigativamente il disperato testamento poetico di Pier Paolo Pasolini. Arrivò nelle sale italiane il 10 gennaio 1976 e scatenò proteste vigorose e lunghe persecuzioni giudiziarie: il produttore Alberto Grimaldi subì processi per oscenità e corruzione di minori e nel 1976 fu decretato il sequestro della pellicola, che scomparve dagli schermi prima di essere rimessa in circolazione nel 1978.

Alla 72ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia il lungometraggio restaurato dalla Cineteca di Bologna e dal Centro Sperimentale di Cinematografia, in collaborazione con Alberto Grimaldi, ricevette il premio per il miglior film restaurato

 

 

 

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