(ASI) Sono rimasti in pochi a testimoniare il grande cinema, il produttore Pietro Innocenzi è uno di questi. Con oltre 300 film, comprensivi di fiction, ha attraversato la storia del cinema partendo da I vitelloni e arrivando fino ai giorni nostri, sbancando botteghini con film quali Palermo Milano Solo Andata, La Lupa, La bella società e vincendo David di Donatello, Leone d’oro e quasi tutto quello che si poteva vinere.

Ospite al Luiss Creative Business Center, Pietro Innocenzi ha raccontato la sua esperienza di grandissimo produttore, incalzato dalle mie domande.

Innocenzi, una vita dedicata al cinema e possiamo dire che ti mantiene giovane?

Mi sento tutt’ora giovane e mi piace stare in mezzo ai giovani, ed è per questo che tutt’ora leggo sempre lavori di nuovi sceneggiatori, ho dato e do fiducia a nuovi registi. Io mi definisco “un animale da cinema” e il segreto per andare avanti è l’ottimismo. In questo mestiere non mancano le delusioni, ma bisogna sempre andare avanti credendoci. Io ancora ha quasi ottant’anni so ancora sognare.

Che cosa deve avere per te un bel film?

Innanzitutto si deve partire dalla storia. Se hai la storia, hai molto. E le storie più belle sono quelle che si prendono dalla vita reale. Per esempio in Salvatore, questa è la vita che ho co-prodotto con la Walt Disney, ho preso la storia vera di un bambino orfano, aiutato da un bravo maestro. Di esempio ce ne sono tanti di storie vere. Poi certo conta in un film contano il regista, la squadra e gli attori e la sinergia che si viene a creare.

Senza dimenticare gli attori, tanti sono quelli che hai lanciato Raoul Bova, Valerio Mastandrea, Marco Bocci tanti per citarne qualcuno.

Sì, ma non solo questi non voglio dimenticare alcune attrici Bianca Guaccero, quando aveva sedici anni, Edvige Fenech e la grandissima Monica Guerritore. Io osservo molto le persone e in particolare gli attori, che mi devono trasmettere qualcosa.

Bella è soprattutto la vicenda di Marco Bocci…

Ah sì… Lui si presentò deciso per fare un provino. Io gli dissi che sarebbe dovuto andare in Sicilia, ma lui era deciso e mi disse che sarebbe andato a spese sue. Voleva solo mettersi alla prova. Chiamai il regista, Gian Paolo Cugno e lo avvisai di questo ragazzo. Caso volle che presi l’aereo delle 7 e non delle 10. Marco era lì, pronto a fare il provino per ultimo. Cugno, quando lo vide, notò qualcosa e mi chiese di essere presente al provino. Io generalmente non mi intrometto mai nel lavoro dei registi, do dei consigli, ma rispetto sempre il lavoro altrui. Tornando al provino, Marco, che doveva fare la parte di un cieco, convinse tutti e capimmo subito che c’era del talento in lui. La scelta poi fu azzeccatissima, consideriamo che in quel film “La bella società”, recitava gente del calibro di Giancarlo Giannini, Maria Grazia Cucinotta, Raoul Bova, Enrico Lo verso. Quindi, sono stato molto soddisfatto della performance di Marco e sono contento che stia facendo così bene, perché è un ragazzo preparato ed umile.

Rimanendo in tema di Perugia, tu hai avuto modo di realizzare degli importanti film, sbaglio?

Assolutamente no. Amo Perugia. Indimenticabile fu l’esperienza con Alberto Sordi in “Fumo di Londra”, dove avevamo messo in piazza IV novembre la sede dell’antiquario Dante e di “Un delitto poco comune”, oltre che diverse pubblicità ci ho girato. Perugia ha un qualcosa di magico, come già ti dissi quando sono venuto l’anno scorso per il tuo bel Perugia Love Film Festival, Corso Vannucci è un grande palcoscenico, dove s’incrociano continuamente le diverse generazioni. Per me Perugia è lo scenario ideale per un film tipo I vitelloni, che devo confessare sarebbe il mio ultimo sogno produrre.

Da quel che so, hai prodotto anche un film, che si lega a una vicenda che Perugia non ama molto: l’omicidio Meredith.

Sì, ho da poco finito di produttre il lavoro di Ruggero Deodato e mi è piaciuto moltissimo. La storia si ispira alla vicenda dell’omicidio Meredith, nonostante abbiamo cambiato i nomi e qualche elemento, tipo che ci sono tre omicidi, ma “Il giorno dopo” racconta in maniera avvincente e originale quella storia dal punto di vista della protagonista Lenka, che ricorda Amanda Knox. Abbiamo girato il film a Orvieto in presa diretta in inglese, sarà distribuito all’estero, mentre ci sono diverse offerte per l’Italia. L’intento è quello di mostrare un fatto, generato dall’eccessiva libertà che hanno alcuni giovani, che poteva avvenire in qualsiasi parte del mondo.

Sempre in movimento dunque, altri progetti?

Il segreto per fare questo mestiere è non fermarsi mai. Sono in fase di distribuzione di un film, girato in Russia e che riguarda il mondo della moda, “Di tutti i colori” di Max Nardari che ha nel cast Giancarlo Giannini, Paolo Conticini, Nino Frassica, Tosca D’Aquino e molti altri. Poi sto lavorando a un bellissimo progetto che potrebbe coronare la mia carriera.

Insomma vuoi inseguire l’Oscar, che è l’unica cosa che ti manca?

Ah ah ah… non mi piace vantarmi dei premi e dei miei successi, ma devo confessare che con la Lupa, che quest’anno compie vent’anni, andai vicinissimo alla candidatura, ma poi per questione che non sto a specificare, fu preferito un altro film, che non fu accettato. Mi è dispiaciuto, ma come ripeto, io non mollo e continuo a sognare.

Cosa infine consigli ai più giovani?

Di mettersi in gioco. Questo dello spettacolo non è un mondo facile, anzi è molto duro. Bisogna in primis rimanere integri e fare vita sana, come io faccio tutt’ora, ma i giovani devo crederci. Oggi ci sono nuove forme per realizzare corti o per proporre storie, che ai tempi miei non c’erano. Spero ancora di poterne aiutare altri di giovani promettenti come ho fatto in tutta la mia vita.

Daniele Corvi - Agenzia Stampa Italia

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