(ASI) Il 15 ottobre 1940 usci nelle sale il film satirico americano “The Great Dictator” – “Il Grande Dittatore” , diretto e interpretato da Charlie Chaplin. Fu il primo film parlato di Chaplin, censurato in molti paesi e in Italia fu distribuito soltanto nel 1949 con alcune scene tagliate. E’ ricordato come esempio di satira e rappresenta una forte parodia sul nazismo e nel suo massimo rappresentante Adolf Hitler.

 

La trama si basa sulla storia di un barbiere ebreo che si ribella ai soprusi perpetrati dal dittatore Hynkel, per questo, insieme a una ragazza di nome Hannah, il barbiere viene chiuso in un campo di concentramento.

La sua straordinaria somiglianza con il dittatore gli permetterà, dopo essere riuscito a fuggire dal campo, di essere scambiato per lui. Nei panni del dittatore, nella scena finale, il protagonista pronuncia un discorso sull’uguaglianza di tutti gli esseri umani e sulla necessità della gentilezza.

Sir Charles Spencer Chaplin era figlio d'arte e grazie alla madre si appassionò al canto e alla recitazione, iniziando ad esibirsi con lei, a teatro, a soli cinque anni. Dopo varie esperienze entrò nella compagnia di Fred Karno, straordinaria palestra di talenti del calibro di Stan Laurel (lo Stanlio nel celebre duo comico con Olio), dove si fece apprezzare con le sue pantomime, tra cui quella dell'ubriaco elegante.

Sbarcato negli Stati Uniti nel 1910, le sue gag acrobatiche entusiasmarono il pubblico, catturando l'attenzione di diversi impresari. Scritturato dalla Keystone nel 1914 debuttò sul grande schermo con “Per guadagnarsi la vita”.

Chaplin andò alla ricerca di qualcosa di originale, che gli consentisse di esprimere la sua verve comica e la formidabile mimica di cui era capace. Un pomeriggio entrò nei camerini e ne uscì vestito alla bell'e meglio, mischiando taglie diverse e applicandosi un ciuffetto di baffi finti. Nacque così la maschera di Charlot, che portò per la prima volta sullo schermo in Charlot si distingue.

Con il suo linguaggio del corpo e il ritmo frenetico dell'azione, ripresi dall'attore francese Max Linder, divenne la grande star del muto, recitando in oltre 70 pellicole, lasciando vere e proprie opere d'arte con Il monelloLa febbre dell'oroLuci della cittàTempi moderni e Il grande dittatore.

Una parabola artistica senza precedenti, che si completò con l'assegnazione dei due Oscar alla carriera, l'ultimo nel 1972, motivato «per aver fatto delle immagini in movimento una forma d'arte del Ventesimo secolo» e salutato dalla più lunga ovazione nella storia dell'Academy Awards. Ricevutone un terzo "retroattivo" per la colonna sonora di "Luci della ribalta" nel 1973.

 

Francesco Rosati di Monteprandone Delfico- Agenzia Stampa Italia

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