L’attore e musicista marchigiano rimase sempre legato al film di Giuseppe De Santis

(ASI) Nella sua Fermo è scomparso Euro Teodori. Aveva da poco compiuto 89 anni. Artista e personaggio eclettico, impegnato su più fronti, cinema, teatro, musica, composizione, poesia. Negli  anni cinquanta-sessanta fu presente in numerosi film (25), anche con ruoli di primo piano, a fianco di attori come Alberto Sordi, Brigitte Bardot, Silvana Mangano, Vittorio De Sica, Silvia Koscina.

Nella Roma post-bellica era stato attratto dal mondo del cinema quasi senza rendersene conto. “Fu il cinema a cercare me e non io a cercare il cinema”, mi disse.

I suoi obiettivi erano concentrati sulla formazione musicale, che volle comunque portare avanti. La lunga parentesi cinematografica non gli impedì di diplomarsi al conservatorio e poi di insegnare al Conservatorio “Rossini” di Pesaro. Costituì e diresse l’Orchestra Cameristico Sinfonica Picena, svolgendo un’intensa attività artistica. A me piace ricordarlo soprattutto per il suo personale legame con il film drammatico “Uomini e lupi”, soprattutto tra Scanno e Pescasseroli, nel 1956. Teodori fu uno dei protagonisti del film di Giuseppe De Santis, interpretando la parte di Amerigo, il figlio del padrone delle pecore. Nel cast erano presenti interpreti prestigiosi come Silvana Mangano (Teresa), Yves Montand (Ricuccio), Pedro Armendariz (Giovanni). Per una serie di contrasti tra De Santis e la produzione il film uscì nelle sale cinematografiche italiane e di altri paesi soltanto nel 1957.

A cinquant’anni di distanza dall’uscita del film, Teodori volle promuovere una proiezione pubblica nel teatro “Pagani” di Monterubbiano, antica cittadina nei pressi di Fermo, dove negli ultimi anni si era trasferito, con a seguire un dibattito al quale invitò la vedova del regista, Giordana Miletic e il critico cinematografico Marco Grossi, segretario dell’Associazione Giuseppe De Santis. Un evento emblematico del suo profondo legame con il film, con la ricorrenza del cinquantenario colta solo dallo storico Museo della Montagna di Torino e rimasta del tutto dimenticata in Abruzzo, dove pure il film fu girato e contestualizzato.

 

Fu questa circostanza a permettermi di incontrarlo, perché interessato ad approfondire il contesto del film e le scelte incompiute di De Santis, che fu costretto ad abbandonare la lavorazione nella fase finale del montaggio. Fu subito molto disponibile, rilasciandomi una ampia intervista, che pubblicai insieme ad un articolo di approfondimento sul trimestrale D’Abruzzo n. 81, primavera, 2008, perché si conoscesse meglio la storia del film, che seppure raramente riproposto in televisione sembra aver lasciato non poche tracce nell’immaginario di molte persone, anche di quelle che ne hanno solo vagamente sentito parlare. 

Teodori ricordava perfettamente quel periodo, la storica nevicata di quell’anno, con soccorsi di viveri venuti dal cielo per la troupe e per la stessa popolazione,  il costume delle donne scannesi, la vita dura e povera della gente di montagna, che portava molti a seguire la via dell’emigrazione, la presenza dei lupi, l’amicizia con Silvana Mangano e la simpatia di Yves Montand, grazie al quale, mi confidò, imparò alcuni giochi di carte. Raccontava l’atmosfera ovattata di Scanno sotto l’immensa coltre di neve, il silenzio che circondava il paese e che permetteva di ascoltare il rumore soffice dei fiocchi di neve che toccavano terra. Uno scenario che lo attraeva al punto di uscire a guardarlo di notte dal balcone della sua camera, rimanendo senza voce per alcuni giorni.

Profonda la sua stima per De Santis, la piena condivisione della lettura sociale della sua opera e del film in particolare, che affrontava la realtà di un mondo – quello dei lupari – che stava per scomparire, parallelamente al declino della pastorizia. Molti ricordi mescolati tra loro, nei quali a volte la visione  cinematografica sembrava sovrapporsi a quella reale. Euro Teodori anche a distanza di tanto tempo era capace di irritarsi per le critiche ingenerose mosse in passato nei confronti del grande regista del neorealismo italiano. Mi regalò alcune foto di scena che corredarono efficacemente l’articolo, il quale riscosse il suo affettuoso apprezzamento e quello di numerosi lettori. Ero onorato che mi annoverasse tra i suoi amici.

 

Il suo desiderio di ritornare a Scanno dopo oltre cinquant’anni divenne pressante, fino a concretizzarsi l’11 agosto 2008, data in cui la rivista D’Abruzzo, in collaborazione con il comune, organizzò la proiezione del film nella “piazza vecchia”, la stessa nella quale furono effettuate molte delle riprese. La piazza era gremita, come pure i gradoni laterali. Tra la gente anche comparse di allora o anziani che ricordavano la lavorazione del film. Teodori introdusse il film manifestando la sua viva emozione per ritrovarsi nel paese che non aveva mai dimenticato. Tra i presenti anche la figlia dell’attore Giulio Celano, che nel film interpretava il ruolo di Don Pietro, l’autoritario padre di Amerigo (Teodori).

Due anni dopo, il 4 settembre 2010, l’evento fu riproposto a Pescasseroli, nell’ambito della manifestazione “Settembre andiamo”, promossa dalle ACLI Abruzzo, che consegnarono all’attore una targa della manifestazione legata alla transumanza e in particolare al regio tratturo Pescasseroli-Candela. Il trittico di appuntamenti abruzzesi di Euro Teodori si concluse il 25 marzo 2011 presso il Mediamuseum di Pescara, importante museo del cinema, che tra l’altro espone una rara locandina dell’edizione messicana del film. L’affluenza di pubblico fu tale che si rese necessaria una replica. Grazie alla sua testimonianza sono stati diversi gli abruzzesi che hanno potuto conoscere e apprezzare il film. Era particolarmente sensibile ai temi della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale italiano ed era tuttora fortemente impegnato in una pluralità di attività artistiche promosse dalla Fondazione Diversoinverso di Monterubbiano, presieduta dalla  moglie Stefania. Amici, estimatori ed ex allievi lo ricorderanno a Monterubbiano, domenica 20 luglio, al tramonto del sole, con letture e con interventi musicali di Kasia Pielech al violino.

 

Una delle ultime sue poesie

Che fatica

Ho salito
un milione di gradini
di seta
un milione di gradini
un milione

lassù nel cielo
come un castello incantato
sta la porta di vetro
della felicità

ho portato con me
mille chiavi d'oro
mille d'argento
mille di ferro
per aprire la porta di vetro della
felicità

ma non ha serratura
la porta di vetro
della felicità.

Euro Teodori

 

 

 

 

Antonio Bini

 

 

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