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Cinema

Cinema, Io e te

Di Diana Corvi 4 Novembre 2012 – 09:37 2 min di lettura
(ASI) Altro tango di regia per Bernardo Bertolucci. Dopo quasi dieci anni dalla sua ultima opera “The dreamers”, il maestro di Novecento e appunto Ultimo tango a Parigi, ritorna, seppur debilitato e provato dalla malattia, ma conservando il suo occhio introspettivo e attento alla realtà, che lo circonda, dirigendo “Io e te”, tratto dal romanzo di Niccolò Ammaniti.

Lorenzo, quattordicenne introverso, rampollo di una famiglia di ceto borghese, è un ragazzo che trova difficoltà nel socializzare, più per scelta, forse, che per vera timidezza. Egli pare trovare nella solitudine un rifugio, una dimora perfetta per esprimere veramente se stesso, senza dover ricorrere a tecniche camaleontiche, adottate normalmente dagli adolescenti per la necessità di trovare un posto nel Branco. Ad insaputa dei genitori, anziché partire per la settimana bianca a Cortina con gli amici, decide di chiudersi nella cantina per la durata della vacanza con i soli mezzi di sopravvivenza che un giovanetto concepisce: Playstation, leccornie e Soul River. Inizialmente riesce con stratagemmi ad eludere e a portare avanti la messa in scena con i genitori. Ma, per ironia della sorte, nel momento in cui ciascuno di noi decide di chiudersi nella propria fortezza interiore, qui metaforicamente rappresentata dalla cantina, è proprio allora che la vita, volenti o nolenti, apre un varco. Ed è qui che compare sulla scena Olivia, la sorellastra di Lorenzo, figura affascinante, bella,giovane seppur con le peggiori tendenze autodistruttive. Eroinomane. E’ così che l’autore va a convogliare binari di vite distanti, anelli diversi di una stessa catena, rette fino a quel momento parallele, senza punti di intersezione.

Olivia, dopo aver scoperto il piano di Lorenzo, non avendo dove andare, costringe Lorenzo ad ospitarla, in cambio del suo silenzio con i genitori.

Un rapporto che inizia in maniera burrascosa, con litigi tra i fratelli dovuti alla “coatta convivenza”, aggravato per di più da una crisi di astinenza della ragazza, cui Lorenzo provvederà prendendosi cura della sorella con le medicine della nonna. E’ proprio questa vicenda che funge da scintilla, e che permette ad un raggio di luce fraterna di filtrare e rischiarare il grigiore delle vite dei ragazzi e di instaurare una certa complicità. Lorenzo, per la prima volta,viene a contatto con la vera sofferenza, con la durezza della realtà, Olivia d’altro canto,nel gesto disinteressato del fratello, riscopre un rapporto umano, sincero, forse come mai aveva incontrato nella sua travagliata esistenza. Mangiano insieme, si abbracciano, si confidano.

IO E TE. Due entità che si sono trovate nel nulla, nel buio di una cantina. Due persone, ibernate nella loro solitudine, hanno sciolto spontaneamente le loro barriere per abbracciarsi, trovandosi per la prima volta dopo anni di lontananza. Lorenzo e Olivia, lui adolescente, lei poco più, entrambi, come noi tutti, pellegrini nel percorso di crescita individuale, un cammino apparentemente da svolgersi in solitudine, come credeva Lorenzo, ma, in realtà, molto meno impervio, se si ha un affetto sincero su cui contare. L’uomo è un animale sociale, dicevano i Greci del resto.

Diana Corvi – Agenzia Stampa Italia

 

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