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(ASI) Non andrà mai nelle grandi sale,  ma di sicuro il film “Inclassificabili” di Daniele Corvi desta riflessioni e ragionamenti anche fra l’elite di vertice. Alla Luiss, in occasione della presentazione del suo lavoro, Corvi ha organizzato un convegno dal titolo “Cultura, scuola e immigrazione” il 25 ottobre alla Luiss. L’evento è stato ben accolto dalle autorità, in special modo hanno apprezzato moltissimo l’iniziativa le onorevoli Gabriella Carlucci ed Emilia De Biasi, proprio nel giorno in cui si giocava una partita difficilissima per la cultura italiana a seguito di nuovi terribili tagli per il settore. Oltre a questi sono intervenuti l’ex direttore Rai Paolo De Andreis, lo scrittore economista Franco Marzoli e l’illustre giurista il professor Antonio Palazzo, mentore dello stesso Corvi.

La scuola è lo specchio della società e che anticipa l’evoluzione della società stessa” ha detto Corvi “L’Italia si sta trasformando, sta diventando un paese globalizzato e cresce sempre più la presenza degli italiani stranieri, che sono giovani come tutti gli altri, ma più complessi, data il loro retaggio culturale. Proprio per questo non abbiamo mai avuto bisogno di cultura come oggi, in quanto, la cultura è quel collante che può unire questi nuovi individui alla società, che può permettergli di fargli capire l’importanza delle leggi e della Costituzione”. Una sfida e un richiamo nello stesso tempo che il giovane Corvi fa alle Istituzioni, che non stanno capendo, che “per fare una società, bisogna prima fare gli individui e che non si può risolvere la crisi economica, se non si argina il decadimento morale e culturale in cui stiamo cadendo”.

Per questo Corvi esalta i tentativi delle onorevoli Carlucci e De Biasi, definite come “pionere del mondo culturale”, in un contesto, dove oggi si fa di tutto per distruggere l’immagine del nostro paese. Si allinea in questo Paolo De Andreis, che, pur definendosi un ex sostenitore di Berlusconi, afferma che proprio con il governo del Cavaliere sia caduta ancora di più la concezione degli italiani e che, invece, Monti sia l’unica strada per farci chiudere in faccia la porta dell’Europa. Proprio per questo si gioca la sfida dei giovani, che devono caricarsi, pur con mille difficoltà, il paese per cambiarlo veramente.

Manca una cultura della socialità, ha affermato, in un applauditissimo intervento, il professor Palazzo, che dopo aver percorso in chiave comparatistica il nostro sistema scolastico, prendendo spunto dal film di Corvi, ha messo in risalto di come la stessa scuola sia in difficoltà, schiacciata in un braccio di ferro tra genitori e insegnanti, che, però, spesso trascura la vera formazione dell’adolescente, inteso come futuro individuo.  Spesso, nota, che trovandosi soli, questi perdono fiducia, si sentono soli, cadendo anche in fenomeni come quelli della droga, che attrae ancor più di facilità i figli di immigrati, che possono essere tagliati ancor prima dalla società. Mancando la cultura della socialità, afferma con intelligenza Palazzo, manca il sostegno alla triade politica, economia e diritto e di conseguenza non c’è lo Stato.

In tal senso è intervenuto anche l’ex provveditore agli studi, Salvatore Micciché, che ha anche lui, ribadito l’assenza di uno Stato, che si è perso ancor di più con la riforma del titolo V e che, pur essendo uomo di sinistra,   ammette l’errore madornale del centro-sinistra. Bisogna, però, guardare con fiducia e che bisogna fare in modo, che i giovani si diano da fare con sempre più convinzione per dare una scossa a questo paese. Proprio per questo il lavoro di Corvi, dice, si può definire come “uno schiaffo alla classe dirigente e ha tutto quello che hanno fatto finotra”.

Su indicazione di Franco Marzoli, che ha apprezzato la freschezza e la spontaneità degli attori di Corvi, sono intervenuti anche dei giovani a parlare. Si è distinto il pianista Alessandro Dolci, uno dei compositori del film, che ha lanciato un segnale di ottimismo in controtendenza, perché, pur conscio del tempo difficile, dice di trovare più stimoli, affinché i suoi progetti  musicali si realizzino e che da giovane preferisce non essere aiutato per avere la possibilità di formarsi. L’attrice Gloria Scargetta ha poi valorizzato l’importanza dell’iniziativa di Corvi per aver saputo unire persone diversissime per un progetto comune.

Se si riuscisse a fare a livello più grande quello che è riuscito a fare il protagonista della storia o il giovane storia e cioè di saper unire persone diverse, puntando su un lavoro costruttivo e organizzato, allora sì che l’Italia potrebbe davvero sperare. Ringraziamo, pertanto, il giovane Corvi che almeno per un giorno ci ha fatto riflettere.

Redazione Agenzia Stampa Italia

 

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