Referendum Giustizia: ecologisti per il SÌ. Ecoitaliasolidale: "Serve una magistratura più autorevole. Troppi errori e ingiuste detenzioni"

(ASI) Il dibattito sulla riforma della giustizia non riguarda soltanto gli addetti ai lavori o le contrapposizioni tra partiti, ma tocca direttamente cittadini, imprese e associazioni che ogni giorno si confrontano con le inefficienze del sistema giudiziario. Anche diverse realtà dell'associazionismo e dei corpi intermedi stanno seguendo con attenzione il percorso referendario, ritenendo che il tema della giustizia rappresenti uno dei nodi centrali per il funzionamento della democrazia e per la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.


Tra le organizzazioni che guardano con favore alla riforma c'è anche il movimento ecologista Ecoitaliasolidale.
«Anche noi ecologisti siamo per il SÌ, senza ambiguità», dichiara il presidente nazionale Piergiorgio Benvenuti. «Chi difende il territorio sa bene che la tutela dell'ambiente passa anche attraverso una magistratura autorevole ed efficiente. Solo con istituzioni credibili le norme ambientali possono tradursi in strumenti concreti di difesa del territorio, della salute dei cittadini e del futuro delle nuove generazioni».
Secondo Ecoitaliasolidale ambiente, legalità e Costituzione rappresentano pilastri della stessa visione civile. «I processi per disastri ambientali, traffico illecito di rifiuti o abusi sul territorio richiedono competenze scientifiche e tempi certi», osserva Benvenuti. «Una giustizia più efficace e realmente indipendente rappresenta la barriera più forte contro chi inquina e devasta il territorio. Difendere l'ambiente significa anche rafforzare la giustizia».
Nel dibattito di queste settimane, sottolinea Ecoitaliasolidale, emerge però anche un elemento politico che merita di essere ricordato. Il tema della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, oggi al centro del confronto, è stato in passato sostenuto anche da autorevoli esponenti del centrosinistra. Già nel 1997 la Commissione bicamerale per le riforme istituzionali presieduta da Massimo D'Alema propose una riforma costituzionale che prevedeva la distinzione tra le carriere della magistratura requirente e giudicante, con due distinti Consigli Superiori della Magistratura, con l'obiettivo dichiarato di rafforzare la terzietà del giudice. Tra i sostenitori di quella impostazione vi furono anche esponenti della sinistra riformista come Luciano Violante, che evidenziarono la necessità di evitare commistioni tra funzione di accusa e funzione giudicante.
Lo stesso orientamento venne richiamato anche nel programma dell'Ulivo del 2001, nell'ambito della coalizione guidata da Francesco Rutelli, dove tra gli obiettivi della riforma della giustizia veniva indicata la distinzione dei percorsi di carriera tra giudici e pubblici ministeri, nel quadro di un sistema volto a rafforzare equilibrio e credibilità delle istituzioni.
«Per questo – osserva Benvenuti – sorprende che oggi una riforma che per lungo tempo è stata considerata utile a rafforzare l'equilibrio del sistema giudiziario venga contestata soprattutto in chiave di contrapposizione politica all'attuale governo guidato da Giorgia Meloni. Il tema della giustizia dovrebbe rimanere fuori dalle logiche di schieramento e riguardare esclusivamente l'interesse dei cittadini».
Per Ecoitaliasolidale il nodo centrale resta quello della fiducia nel sistema giudiziario e della responsabilità delle istituzioni. Anche i dati relativi al funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura evidenziano questioni che meritano una riflessione.
Tra il 2017 e il 2024 il CSM ha valutato 1.447 magistrati, con solo 11 valutazioni negative, pari a circa lo 0,76% del totale. Nello stesso periodo, secondo i dati disponibili sul fenomeno delle ingiuste detenzioni, si sono registrati 5.933 casi, per i quali lo Stato – e quindi i cittadini – ha dovuto pagare 254,5 milioni di euro di risarcimenti.
A fronte di questi casi risultano 89 azioni disciplinari avviate. Di queste 44 sono state archiviate, mentre tra le restanti decisioni si registrano 28 assoluzioni, 8 censure e un solo trasferimento, con alcuni procedimenti ancora in corso.
«Sono numeri che non possono lasciare indifferente ogni cittadino», conclude Benvenuti. «Ogni errore giudiziario rappresenta una ferita per lo Stato di diritto e per la vita delle persone coinvolte. Per questo riteniamo che una riforma capace di rafforzare l'equilibrio tra i poteri, la responsabilità e l'efficienza della giustizia sia nell'interesse di tutti, al di là delle appartenenze politiche».

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